La processionaria del pino è una specie di farfalla molto pericolosa per le conifere. Le larve di questo lepidottero sono infatti ghiotte delle foglie di svariate specie di pino. Le larve di questa specie di farfalla possono rappresentare un pericolo anche per gli esseri umani e gli animali, in quanto dispongono di una peluria urticante che utilizzano come strumento di difesa. Abbiamo parlato approfonditamente della processionaria del pino in questo articolo sul nostro blog.

La folta peluria delle larve di processionaria non è però tipica solamente di tale specie. Esistono infatti altre larve pelose di altre specie di lepidotteri simili a quelle della processionaria, che si possono trovare specialmente d’estate su diverse specie di piante latifoglie. Le larve di una specie in particolare, la ifantria americana, sono spesso confuse con quelle della processionaria del pino. La peluria di queste larve, però, non è assolutamente pericolosa né per l’uomo né per gli animali. Vediamo insieme in questo articolo quali altre larve pelose possono essere facilmente confuse con la processionaria del pino. Scopriamo inoltre come capire se la larva pelosa che abbiamo trovato sia effettivamente una processionaria del pino o no.

 

 

Larve pelose: cosa sono?

Quando troviamo una larva pelosa, stiamo osservando nella stragrande maggioranza dei casi una farfalla o una falena al suo primo stadio vitale. Questi insetti, noti come lepidotteri, depongono le uova da cui schiudono le larve, dette anche bruchi. Diverse specie di farfalle e di falene hanno larve coperte da una più o meno folta peluria.

Immagine di ifantria americana

Diversi esemplari di larva di Hyphantria cunea, comunemente nota come ifantria americana (Foto presa da EPPO Global Database)

Una volta mature, le larve si racchiudono in un bozzolo, chiamato crisalide o pupa, da cui poi sfarfallerà l’insetto adulto. Capire al distinzione tra ifantria americana e processionaria del pino, per evitare errori di riconoscimento, è fondamentale.

Ifantria americana

Le larve pelose di ifantria americana sono spesso erroneamente confuse con le larve delle processionarie del pino. L’ifantria americana è nota nella letteratura scientifica come Hyphantria cunea. Questa specie, come suggerisce il nome comune, proviene dall’America e si è stabilita nel nostro Paese dagli anni ‘80 del secolo scorso. Le larve sono provviste di peli urticanti, che sono però innocui per uomo e animali.

A differenza della processionaria del pino, che infesta le conifere, le larve di ifantria americana prediligono le latifoglie, come ad esempio il gelso e l’acero americano. Questa specie di lepidottero compie due generazioni all’anno, e le larve si trovano in giugno-luglio (prima generazione) e settembre (seconda generazione). Le larve si possono notare, nel periodo estivo, in gran numero sulle strade, sui muri e sulle strutture presenti nei parchi. Le larve di processionaria del pino, invece, discendono dalle piante ospiti solamente nel tardo inverno-inizio primavera, seguendo la caratteristica andatura in “processione”, non mostrata dall’ifantria americana.

Conclusioni

Biosistemi, per i propri servizi di disinfestazione, è in grado di fornire una corretta identificazione delle varie specie insetti, grazie ai suoi tecnici esperti. Riuscire a distinguere tra loro le varie larve pelose che si possono rinvenire durante l’anno consente di valutare il bisogno di realizzare un intervento di disinfestazione. Questo permette un approccio sostenibile, efficace e sicuro dal punto di vista igienico-sanitario.

Abbiamo visto insieme in questo articolo che le larve di processionaria del pino possono essere facilmente distinte dalle altre larve di lepidotteri perché si trovano al suolo solamente nel tardo inverno-inizio primavera, camminando nella caratteristica “processione”. Le larve pelose di altre specie di farfalle si possono invece rinvenire nei mesi estivi, e mai formando una processione.

La corretta identificazione delle processionarie è cruciale per individuare i luoghi dove effettuare i trattamenti di disinfestazione e permettere così una risoluzione dell’infestazione. Se vuoi saperne di più sulle nostre attività di disinfestazione, puoi consultare questo articolo.

 

Referenze

  • https://www.fitosanitario.regione.lombardia.it/wps/portal/site/sfr/DettaglioRedazionale/organismi-nocivi/insetti-e-acari/red-hyphantria-cunea-sfr.

 

 Topi e ratti sono tra gli infestanti più comuni e problematici sia nelle aree urbane che rurali. Ma, qual è la differenza tra topo e ratto? Entrambi cercano riparo in luoghi che offrono cibo, acqua e protezione e, generalmente, preferiscono ambienti caldi e nascosti dove non sono disturbati frequentemente. Nonostante la somiglianza generale, ci sono diverse differenze significative tra questi due animali che possono influenzare l’approccio alla loro gestione e al controllo delle infestazioni.

 

 

Differenze tra topo e ratto per aspetto fisico

Questi due tipi di roditori differiscono notevolmente in termini di dimensioni, aspetto e comportamento, influenzando così le strategie di controllo necessarie. I topi, tra cui la specie Mus musculus, sono significativamente più piccoli dei ratti, con corpi che raramente superano i 10 cm di lunghezza, escludendo la coda che è sottile, lunga quanto il corpo e leggermente pelosa. Le loro orecchie sono proporzionalmente grandi rispetto al corpo e quasi prive di peli. In termini di colore. I topi sono generalmente grigi chiari o marroni.

D’altro canto, i ratti, principalmente rappresentati dalle specie Rattus norvegicus e Rattus rattus, sono più grandi, con corpi che possono estendersi fino a 25 cm di lunghezza. La coda dei ratti norvegici è più corta del corpo, mentre quella dei ratti dei tetti può essere più lunga. Rispetto ai topi, le code dei ratti sono più grosse e scagliose. Le orecchie dei ratti sono più piccole in proporzione al corpo, e il loro colore varia dal grigio al marrone scuro, quasi nero.

Immagine di un topo della specie Mus musculus domesticus

La comprensione di queste differenze non solo aiuta nell’identificazione, ma è anche essenziale per sviluppare un approccio efficace per la gestione e la prevenzione delle infestazioni. Ad esempio, i topi possono infiltrarsi attraverso aperture più piccole, richiedendo misure meticolose per sigillare le possibili vie di ingresso. Per i ratti, invece, potrebbero essere necessarie inoltre trappole più robuste e strategie di esca specifiche, data la loro dimensione maggiore e natura più cauta.

Per scoprire le specie di ratti e topo presenti in italia, vi consigliamo la lettura questo nostro articolo.

 

Differenze di Habitat

Le differenze di habitat tra topi e ratti sono significative e influenzano le strategie per il loro controllo nelle aree infestate. Ecco una panoramica delle principali differenze di habitat tra questi due roditori:

I topi domestici preferiscono ambienti chiusi e protetti. Sono noti per la loro abilità di adattarsi a vari ambienti interni, rendendoli una presenza comune in case, negozi, magazzini e altre strutture. Tendono a costruire i nidi in luoghi isolati e sicuri, vicino a fonti di cibo e calore. Possono essere trovati dietro pareti, in soffitte, sotto pavimenti e dentro scatole o mobili. I topi sono anche eccellenti arrampicatori, il che gli permette di accedere a vari livelli di un edificio.

Per maggiori informazioni sulle diverse specie di ratti e topi, vi invitiamo alla lettura di questo articolo.

I ratti possono essere suddivisi principalmente in due tipi, ognuno con le proprie preferenze di habitat:

  1. Ratto Norvegico (Rattus norvegicus)
    • Conosciuto anche come ratto delle chiaviche, predilige ambienti umidi e freschi. Si trova comunemente in cantine, fogne, garage e scantinati. Questi ratti sono ottimi nuotatori e spesso vivono vicino a corsi d’acqua, come fiumi e canali. Costruiscono le loro tane scavando nel terreno, il che può causare danni strutturali a edifici e pavimentazioni;
  2. Ratto dei Tetti (Rattus rattus)
    • Predilige gli ambienti elevati come soffitte, tetti e piani alti degli edifici. È un eccellente arrampicatore e spesso entra negli edifici attraverso i tetti o gli spazi aperti vicino ai rami degli alberi. Preferisce luoghi asciutti e caldi, lontano dal suolo e dall’umidità. Può anche vivere in piante, tra i rami degli alberi o in altri luoghi elevati.

Per  la differenza tra ratto e topo negli habitat, sono necessari dei diversi metodi di controllo:

  • Topi: Le misure di controllo dovrebbero concentrarsi sulla sigillatura delle piccole aperture e sul monitoraggio dei livelli interni degli edifici, poiché i topi cercano rifugio vicino a fonti di cibo e calore. Inoltre dovranno essere applicati sistemi di cattura o esche specifiche al fine di contrastare la loro presenza negli ambienti interni.;
  • Ratti: Per il controllo dei ratti norvegici, è essenziale monitorare e gestire le aree esterne, i perimetri degli edifici e i sistemi di drenaggio. Per i ratti dei tetti, è importante proteggere i punti di accesso elevati, trattare i sottotetti e altri spazi alti.

La comprensione di queste differenze è cruciale per sviluppare piani di controllo dei roditori efficaci e ridurre il rischio di infestazioni future.

Differenze di comportamento

Per quanto riguarda la differenza tra ratto e topo per il comportamento, di seguito facciamo una considerazione sulle differenze di comportamento tra ratto e topo:

  • Comportamento Sociale: I topi sono noti per essere più sociali e tendono a vivere in gruppi. I ratti possono essere sociali ma sono anche noti per comportamenti più aggressivi, soprattutto quando sono messi sotto pressione;
  • Adattabilità: I topi si adattano rapidamente e possono sopravvivere in piccoli spazi con risorse limitate. I ratti, d’altra parte, tendono a richiedere accesso a fonti d’acqua più consistenti e spazi più ampi per nidificare;
  • Arrampicata: I topi sono eccellenti arrampicatori e possono accedere facilmente ai piani alti degli edifici, mentre i ratti sono ottimi scavatori, che preferiscono vivere al suolo o sottoterra.

In caso di comportamenti pericolosi verso l’uomo, attenzione ad attacchi alle persone, che possono anche provocare malattie.

In termini di mobilità, dunque, i topi sono eccellenti arrampicatori e possono facilmente raggiungere i piani alti degli edifici, al contrario dei ratti che, essendo buoni scavatori, preferiscono vivere al suolo o sottoterra. Queste differenze di comportamento riflettono adattamenti specifici ai loro ambienti naturali e influenzano le strategie necessarie per il loro controllo efficace.

 

Conclusioni

In conclusione, le significative differenze fisiche e di habitat tra topi e ratti richiedono un’attenta considerazione nella pianificazione delle strategie di controllo dei roditori. La conoscenza dettagliata delle loro caratteristiche e preferenze ambientali permette ai disinfestatori di adottare approcci mirati che sono sia efficaci che efficienti. Consigliamo sempre di affidarvi a dei professionisti della derattizzazione per evitare che un’iniziale infestazione possa proliferare e causare seri problemi.

La processionaria del pino è una specie di insetto le cui larve sono note per i danni che possono causare a diverse conifere. Che caratteristiche ha questo insetto? In che periodo dell’anno si può trovare la larva? Quanto è pericolosa? Scopriamolo insieme in questo articolo tutto quello che c’è da sapere per la processionaria.

 

 

Caratteristiche e ciclo di sviluppo della processionaria

La processionaria del pino, il cui nome scientifico è Thaumetopoea pityocampa, è una specie di farfalla diffusa in Europa, Asia e Africa settentrionale. Il nome comune di processionaria deriva dal fatto che le larve si muovono una in fila all’altra, andando a costituire una sorta di “processione”.

Immagine di processionaria

Immagine di processionaria del pino

Gli adulti sono delle falene di 3-4 cm, di colore marrone chiaro. Le ali sono dotate di striature più scure e hanno un’ampiezza di 5 cm.  Gli adulti vivono pochissimo e si accoppiano appena dopo lo sfarfallamento.  Le femmine depongono fino a 300 uova tra maggio ed agosto, e queste vengono ancorate alle foglie della pianta ospite. Le larve usciranno dalle uova dopo un mese. Le larve di processionaria sono in grado di cibarsi degli aghi delle conifere già da appena nate. Hanno un comportamento gregario e si spostano di ramo in ramo in gruppo. Per superare i mesi più freddi dell’inverno, tessono un bozzolo di seta in cui si riparano. Le larve maturano in un periodo compreso tra la fine di febbraio e l’inizio di aprile (a seconda delle condizioni climatiche), e compiono la discesa, in processione, dalla pianta su cui sono sviluppate, per impuparsi nel terreno. Una volta individuato un luogo adatto, le larve scavano nel terreno ad una profondità che varia da 5 a 20 cm, e costruiscono una crisalide in cui rimangono fino ad emergere come falene adulte tra maggio ed agosto.

E’ importante sottolineare che le larve effettuano la discesa dagli alberi verso il suolo solamente nel tardo inverno-inizio primavera, pertanto larve o bruchi pelosi che si rinvengono d’estate non sono assolutamente processionarie del pino, ma altri insetti!

 

Quali danni possono provocare le larve di processionarie?

Le larve di processionaria del pino rappresentano un importante insetto dannoso per le foreste di conifere. Le larve, essendo fitofaghe, si nutrono delle foglie delle piante che infestano. Se l’infestazione è causata da un gran numero di insetti, le piante possono venire defogliate completamente. La processionaria del pino, come suggerisce il nome, infesta preferenzialmente le conifere del genere Pinus. Le piante più infestate sono il pino nero e il pino silvestre. Occasionalmente le larve possono nutrirsi di cedri, abeti e larici.

Immagine di processionaria

Immagine di processionaria del pino

Oltre che per le piante, le larve di processionarie possono rappresentare un pericolo anche per l’uomo e per gli animali. Queste larve presentano infatti una peluria altamente urticante, usate come meccanismo difensivo. Se i peli entrano in contatto con la pelle, si può avere l’insorgenza di un eritema papuloso e pruriginoso, che dura qualche giorno. Se invece i peli raggiungono le mucose, gli occhi, la bocca o entrano nelle vie aree e digerenti, si possono scatenare le reazioni peggiori, che possono culminare i shock anafilattici in persone sensibili e/o allergiche.

Nei cani, invece, i peli possono portare a necrosi e gonfiore della lingua. In caso di gonfiore estremo, il passaggio d’aria è compromesso e il cane può soffocare.

 

Metodi di prevenzione

La prevenzione nei confronti di tale insetto risulta molto complessa ed in alcuni casi difficilmente applicabile. Si consiglia un monitoraggio costante delle conifere al fine di evidenziare la formazione di bozzoli sulla chioma e quindi intervenire tempestivamente.

Consigliamo sempre di affidarvi ad un’azienda professionale che tra i propri servizi di disinfestazione si occupa di gestire infestazioni di processionaria, per evitare la proliferazione dell’infestazione e la risoluzione nel problema.

Inoltre, si potrebbe pensare in alcune occasioni di trovarsi di fronte ad una processionaria del pino, quando invece non lo è. Capire le differenze tra ifantria americana e processionaria del pino è fondamentale, per capire correttamente come procedere con gli interventi di disinfestazione.

Metodi di controllo della processionaria

Il controllo della processionaria del pino si può realizzare attraverso diverse modalità:

Lotta chimica

La lotta chimica alla larva di processionaria del pino si focalizza sulle larve, contro cui possono venire somministrati larvicidi (es. Diflubenzuron). Gli interventi di lotta chimica hanno luogo in primavera.

Lotta tramite feromoni

Appena prima dello sfarfallamento degli adulti possono essere installate delle trappole a feromoni. Queste trappole contengono un odore simile a quello emesso dalle femmine adulte di processionaria, che attira i maschi. Le trappole a feromoni vengono posizionate sui rami degli alberi infestati. In questo modo, può essere catturato un gran numero di esemplari.

Lotta biologica

Attualmente la misura di contrasto più utilizzata, la lotta biologica alla processionaria si realizza tramite l’impiego del batterio Bacillus thuringiensis, della sottospecie kurstaki (Btk). Questo batterio agisce come un’insetticida biologico, producendo tossine che agiscono sui centri nervosi delle larve di processionaria. La diffusione del Btk non comporta rischi né per l’uomo né per la biodiversità dell’area trattata, in quanto il batterio è efficace solamente nei confronti di specifici insetti. Tale metodologia di lotta viene effettuata in autunno e in primavera ed è adatta ad aree estese.

Lotta meccanica

I nidi delle processionarie possono essere rimossi meccanicamente per essere poi distrutti. La rimozione dei nidi delle larve viene eseguita asportando le parti di pianta in cui sono presenti i nidi, e viene eseguita in caso in cui le piante infestate siano poche. La lotta meccanica alla processionaria viene messa in atto prima che le larve siano uscite dal nido.

Un altro metodo di lotta meccanica alla processionaria consiste nell’utilizzo di trappole atte ad intercettare la “processione” di larve in discesa dall’albero. Queste trappole sono dette “collari” e vengono installate prima della discesa delle larve. Vengono posizionate molto aderenti al tronco per intercettare le processionarie in discesa, facendovi cadere al proprio interno le larve in “processione”.

 

Conclusioni

Biosistemi, per i propri servizi di disinfestazione, è in grado di fornire una corretta identificazione delle varie larve grazie ai suoi tecnici esperti. Essere in grado di identificare le larve di processionaria del pino permette un approccio sostenibile, efficace e sicuro dal punto di vista igienico-sanitario. La corretta identificazione della processionaria del pino è cruciale per individuare i luoghi dove effettuare i trattamenti di disinfestazione e permettere così una risoluzione dell’infestazione. Se vuoi saperne di più sulle nostre attività di disinfestazione, puoi consultare questo articolo.

 

Referenze

  • https://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/fitosanitario/temi/avversita/schede/avversita-per-nome/processionaria-del-pino-scheda;
  • https://www.regione.lombardia.it/wps/wcm/connect/4422f0ad-baa1-4644-9cc4-3b417e560f2a/PROCESSIONARIA_comunicazione.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=ROOTWORKSPACE-4422f0ad-baa1-4644-9cc4-3b417e560f2a-nXjt3cC.

 

I ratti di fogna, noti anche come pantegane, sono tra i roditori più comuni e problematici negli ambienti urbani. Questi animali non solo causano danni materiali, quali danni ad impianti elettrici e potenzialmente tubature, ma sono anche portatori di malattie, tema molto sensibile visti i rischi, rendendo essenziale la loro identificazione e il controllo efficace.

 

 

Caratteristiche del Ratto di Fogna

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Il ratto di fogna gigante, scientificamente noto come Rattus norvegicus, è facilmente riconoscibile per le sue dimensioni imponenti, che possono raggiungere i 45 cm di lunghezza, coda inclusa. Il loro pelo è ruvido e di colore grigio-brunastro. Nonostante la loro vista non sia eccellente, compensano con un eccellente senso dell’udito e un olfatto sviluppato.

Un ratto di fogna adulto può misurare circa 20-25 cm di lunghezza dal muso alla base della coda, e la coda può aggiungere altri 15-20 cm alla lunghezza totale, portando la dimensione complessiva a circa 35-45 cm. Questi roditori possono pesare tra i 350 e i 500 grammi, anche se in alcune situazioni di abbondante disponibilità di cibo, possono raggiungere o superare i 700 grammi.

Le dimensioni possono variare a seconda di diversi fattori, inclusa l’abbondanza di risorse alimentari e le condizioni ambientali. Queste dimensioni rendono i ratti di fogna particolarmente robusti e capaci di sopravvivere in una varietà di ambienti urbani e rurali.

Inoltre è un abile scavatore grazie a zampe anteriori forti e denti robusti. Scava rapidamente tunnel intricati per proteggersi dai predatori, creare nidi sicuri e accedere al cibo. Questi tunnel garantiscono anche una mobilità nascosta e una regolazione termica ottimale. Le abilità di scavo consentono ai ratti di adattarsi a vari ambienti, rendendo difficile il controllo delle infestazioni. Per contrastarli, è essenziale eliminare fonti di cibo, sigillare ingressi potenziali e mantenere un monitoraggio costante delle aree a rischio.

Anche noto come “pantegana”, questo termine deriva dal latino “panteganus” e viene spesso usato per descrivere il ratto bruno o ratto di fogna, il cui nome scientifico è Rattus norvegicus. Tendono a moltiplicarsi in ambienti urbani e suburbani, spesso nelle reti fognarie, da cui il nome “ratti di fogna”.

Habitat e Comportamento

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I ratti di fogna prediligono ambienti umidi e bui, come i sistemi fognari e le cantine. Si adattano facilmente a vari ambienti, soprattutto quelli che offrono accesso costante a cibo e acqua. Non è raro trovare questi roditori nei pressi di discariche, magazzini alimentari e, a volte, nelle abitazioni. Inoltre, sono comuni nei centri urbani e suburbani dove vi sono abbondanti risorse alimentari e rifugi. Si insediano in cantine, garage, discariche, magazzini e qualsiasi luogo che possa fornire un riparo sicuro. Il tema delle risorse alimentari chiaramente è il fattore principale che orienta questi topi.

Questi animali sono notturni e tendono a stabilire un territorio che difenderanno aggressivamente. Un aspetto meno conosciuto è che possono arrampicarsi con abilità e nuotare, il che li rende avversari formidabili nel loro ambiente naturale.

Pericoli Associati al Ratto di Fogna

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Oltre ai danni materiali, i ratti di fogna sono vettori di diverse malattie, come la leptospirosi, la tularemia e il virus Hantavirus. È importante sottolineare che, sebbene rari, i morsi di questi roditori possono trasmettere infezioni e richiedono attenzione medica immediata.

Inoltre, molti individui provano un senso di disagio o paura sapendo che vivono o lavorano in aree infestate dai ratti e possono causare stigma sociale. Le infestazioni di ratti possono portare a stigma e imbarazzo, specialmente in ambienti residenziali e commerciali, rischiando, in caso di contesti aziendali e commerciali, di provocare un danno di immagine ed al brand dell’azienda.

Una domanda spesso chiesta è “i topi passano sotto le porte?”, in questo articolo rispondiamo a questa domanda.

Come Eliminare e Gestire i Ratti di Fogna

La gestione dei ratti di fogna giganti richiede un approccio strategico e integrato, comunemente noto come gestione integrata dei parassiti (IPM). Ecco alcuni metodi efficaci:

  1. Prevenzione: Assicurarsi che l’ambiente non sia accogliente per i ratti è il primo passo. Ciò include sigillare qualsiasi accesso alle strutture ed eliminare fonti di cibo e acqua;
  2. Trappole: L’uso di trappole è un metodo diretto per controllare la popolazione di ratti. Esistono vari tipi di trappole, dalle classiche trappole a scatto a trappole elettromeccaniche;
  3. Rodenticidi: I rodenticidi sono efficaci ma devono essere usati con cautela e da professionisti del settore, seguendo tutte le regolamentazioni locali per evitare rischi per altri animali non target e per l’ambiente. L’utilizzo dei rodenticidi fa parte delle modalità di intervento di un servizio di derattizzazione professionale;
  4. Consulenza professionale: A volte, l’infestazione può essere troppo grande o troppo rischiosa da gestire autonomamente. In questi casi, è consigliabile contattare un professionista del controllo dei parassiti, che può offrire soluzioni personalizzate e sicure.

Nel trattamento e controllo di infestazione di topi e ratti di fogna, consigliamo sempre di affidarsi a dei professionisti del settore del pest control, in grado di mitigare e risolvere tempestivamente la problematica.

Conclusione

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I ratti di fogna rappresentano una minaccia significativa per la salute e la sicurezza nei nostri ambienti urbani. Riconoscere i segni di un’infestazione e intervenire prontamente con metodi di controllo efficaci, quali un intervento di derattizzazione, è essenziale per mantenere queste creature a bada. Affrontare il problema alla radice e mantenere un ambiente pulito e ordinato può ridurre drasticamente il rischio di future infestazioni. Nei condomini è importante rispettare le normative

 

Se hai notato un ratto di colore scuro che si arrampica agilmente lungo la grondaia del tuo condominio, potrebbe trattarsi di un ratto dei tetti. Questi roditori, noti per la loro destrezza nell’arrampicarsi, possono rappresentare una seria minaccia anche agli edifici più alti. Nel nostro articolo odierno, esploreremo le caratteristiche distintive del ratto dei tetti, noto scientificamente come Rattus rattus, e discuteremo come riconoscerli e prevenirne l’infestazione. Dai grandi orecchie e muso appuntito, alla loro dieta preferenzialmente vegetale, questa specie di ratti sono creature affascinanti ma problematiche. Scopriremo come identificarli e quali strategie adottare per proteggere la tua casa o la tua azienda da questi indesiderati ospiti.

 

 

Quali sono le caratteristiche del ratto dei tetti?

Il ratto dei tetti è detto anche ratto nero, ratto comune o, scientificamente, come Rattus rattus (Linnaeus, 1758). I ratti dei tetti sono lunghi dai 15 ai 24 cm e arrivano a pesare massimo 350 grammi. I ratti dei tetti hanno grandi orecchie e il muso appuntito. Sono di colore nero, marrone o grigio. La coda è lunga più del corpo.  Sono noti per la grande capacità nell’arrampicarsi, ponendosi dunque la domanda: i roditori e topi sono in grado di arrampicarsi?. Questa abilità è data dal fatto che i ratti dei tetti riescono a sfruttare le imperfezioni nelle superfici verticali per scalarle grazie ai lunghi artigli. Inoltre, la lunga coda dei ratti dei tetti li aiuta nel bilanciamento durante le operazioni di arrampicata. Il ratto dei tetti costruisce la propria tana in luoghi sopraelevati.

Questa specie di ratti è onnivora, con la predilezione però per i materiali di origine vegetale quali frutta, verdura e cereali.

 

Come si può riconoscere?

Il ratto dei tetti si può distinguere da altri roditori quali il ratto delle chiaviche o il topolino domestico per la lunga coda e le grandi orecchie. Inoltre, i suoi escrementi sono meno appuntiti rispetto a quelli del ratto delle chiaviche, più grandi rispetto a quelli del topolino domestico, e sono di forma ovale.

Si può riconoscere anche per le sue abitudini comportamentali: come già detto nell’articolo, ama occupare ambienti sopraelevati ed è un grande arrampicatore. Quindi, se si osservano dei ratti in alto oppure impegnati in difficili arrampicate, questi sono con tutta probabilità dei ratti dei tetti.

 

Che danni può causare?

Il ratto dei tetti riveste una notevole importanza economico-sanitaria. Questa specie di ratto può causare danni sia nel settore agricolo che in quello industriale.

Può nutrirsi delle derrate alimentari e dei frutti delle piante coltivate. Inoltre, il ratto dei tetti può trasmettere pericolose malattie agli animali da reddito degli allevamenti. Questo perché può nutrirsi del loro mangime, contaminandolo. Quindi consigliamo di prestare massima attenzione quando vedete un topo nelle vostre abitazioni o nella vostra azienda.

 

Come si può prevenire un’infestazione da ratto dei tetti?

Il ratto dei tetti è molto difficile da eliminare. Questa specie di ratto infatti predilige gli ambienti sopraelevati, e installare trappole in tali ambienti si rivela spesso una vera e propria sfida riservata a tecnici esperti.

Negli ambienti industriali per prima cosa occorre evitare che il ratto dei tetti possa avere accesso ai luoghi a rischio di infestazione. Occorre quindi mettere in sicurezza i punti deboli e chiudere porte, finestre e passaggi di corrugati. Si può anche procedere alla rimozione di rampicanti che il roditore può sfruttare per accedere ai luoghi posti in alto quali. Leggi l’articolo sul pest proofing del nostro blog per saperne di più.

Per quanto riguarda gli ambienti condominiali e privati si consiglia di effettuare un monitoraggio costante degli ambienti, di gestire al meglio i rifiuti urbani mediante l’utilizzo di bidoni e una buona manutenzione del verde (piante a ridosso degli edifici che permettono agili risalite). Da queste precauzioni dipendono anche molte normative della derattizzazione nell’ambiente condominiale, di cui consigliamo sempre di dare conoscenza ai condomini, in un contesto condominiale.

 

Conclusioni

Il servizio di derattizzazione è la soluzione ideale per affrontare le varie specie di topi e ratti in azienda, condomini o aree private. Si consiglia di affidarsi a professionisti della disinfestazione e derattizzazione come Biosistemi per risolvere queste problematiche. Per ulteriori informazioni, siamo a disposizione per risolvere qualsiasi problema nel campo della derattizzazione per assicurare il miglior servizio possibile, nel rispetto delle persone e dell’ambiente.

Le formiche non hanno bisogno di presentazioni: sono piccole, numerose e si trovano praticamente in ogni ambiente, che sia urbano o naturale. Questi insetti formano colonie di migliaia di individui, guidate da una regina. Grandi predatrici, le formiche sono dotate di potenti mandibole.

Alcune formiche possono entrare nelle nostre abitazioni e stabilire le proprie colonie all’interno di strutture in legno. I fori creati con le potenti mandibole causano danni ai tetti, compromettendone l’integrità. Vediamo insieme in questo articolo quali formiche possono infestare e causare danni alle strutture in legno, e come prevenire e risolvere un’eventuale infestazione.

 

 

Quali formiche possono infestare il mio tetto in legno?

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Le formiche che rappresentano una minaccia per i tetti sono Crematogaster scutellaris, e Lasius niger. Le formiche della specie Crematogaster scutellaris hanno una testa di colore rosso, il corpo nero e un addome cuoriforme. Le operaie sono lunghe 4-6 mm, mentre la regina arriva fino a 9 mm. Sono comunemente chiamate “formiche acrobate”. 

Formiche nel sottotetto

Segni di formiche nel sottotetto

Le formiche della specie Lasius niger sono invece completamente nere e l’addome è ovale. Le operaie sono lunghe 3-5 mm, mentre la regina arriva fino a 9 mm. Sono dette anche “formiche dei giardini”. Questa specie di formiche fa parte delle formiche più comuni in italia, e sono facilmente rinvenibili in condomini, aziende e case private.

 

Che danni possono causare le formiche al mio tetto in legno?

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Sia Crematogaster scutellaris che Lasius niger possono formare colonie in tetti e travi di legno. Così facendo, le formiche scaveranno gallerie nel legno, erodendo le strutture infestate, come ad esempio i materiali di coibentazione dei tetti. Questa attività può portare alla caduta sul pavimento di sfarinature provenienti dai materiali erosi. Le sfarinature possono però trarre in inganno, perché sono un segno tipico anche di un’infestazione da tarlo. Per saperne di più su quest’altro infestante, leggi questo articolo sul nostro blog.

 

Come posso eliminare le formiche del legno?

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Sicuramente bisogna rivolgersi ad un disinfestatore professionista! Le infestazioni di formiche del legno sono molto difficili da debellare, e la messa in atto di metodi “fatti in casa” si rivelerà inutile, se non addirittura dannosa. Per risolvere un’infestazione di formiche del legno il tecnico disinfestatore effettua l’intervento sia all’interno che all’esterno dell’area infestata. Il tecnico si avvale di diverse tecniche in funzione della struttura del tetto e delle formiche oggetto del trattamento. L’operatore potrà utilizzare trappole adesive dotate di esche alimentari, gel alimentari addizionati a principi attivi (atossici) e insetticidi da contatto. Per un servizio di disinfestazione per formiche vi consigliamo sempre di affidarvi a dei professionisti.

Immagine formiche nel sottotetto

Formiche nel sottotetto

Interventi esclusivamente interni e/o esterni vanno ad intercettare solamente una porzione della colonia. Proprio per questo è importante valutare lo stato dell’infestazione, il percorso delle formiche e la presenza di ulteriori colonie satelliti. La conoscenza e la comprensione dell’etologia delle formiche è centrale per la buona riuscita delle operazioni di disinfestazione formiche. L’utilizzo di prodotti professionali, utilizzati correttamente da esperti permette una protezione duratura e una risoluzione dell’infestazione presente.

 

Conclusioni

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Biosistemi si avvale esclusivamente di tecnici esperti per i suoi servizi di disinfestazione, garantendo una corretta identificazione delle diverse specie di formiche. La capacità di identificare accuratamente le specie di formiche consente di adottare un approccio sostenibile, efficace e sicuro dal punto di vista igienico-sanitario. È cruciale riconoscere i segni di un’infestazione da formiche in casa e distinguerli da quelli di altre specie infestanti. Ad esempio, come discusso nell’articolo, l’erosione del legno causata dalle formiche può essere facilmente confusa con i segni di un’infestazione da tarlo. I tecnici di Biosistemi sono in grado di assisterti nella prevenzione e nella risoluzione di eventuali infestazioni di formiche del legno, come quelle delle specie Crematogaster e Lasius.

 

Le zanzare rappresentano sicuramente uno dei principali bersagli affrontati da Biosistemi durante le operazioni di disinfestazione. Le femmine si nutrono di sangue e attraverso le loro punture possono trasmettere all’uomo e agli animali domestici diversi microrganismi capaci di causare malattie anche gravi. Nel mondo si contano circa 3500 specie di zanzare, 70 delle quali sono presenti in Italia. Le femmine di zanzara depongono le uova in acqua dopo aver effettuato un pasto di sangue pungendo un vertebrato. I maschi si cibano invece di nettare. Le larve sono acquatiche e possono sopravvivere in raccolte di acqua anche molto piccole. Per prevenire un’infestazione durante il periodo estivo o per risolvere un’infestazione già in atto, proponiamo il nostro servizio di disinfestazione zanzare, atto a risolvere la problematica.

Ma quali sono queste specie di zanzare? Pungono tutte gli esseri umani? Sono in grado di trasmettere malattie? Possono trasmettere la Dengue? Ci sono zanzare invasive? Scopriamolo insieme in questo articolo, dove vedremo insieme i tipi di zanzara più comuni e più facili da incontrare in Italia.

 

Zanzare autoctone

La maggior parte dei tipi di zanzara diffusi in Italia è presente naturalmente nel nostro paese. Queste zanzare vengono dette quindi autoctone.

Zanzara comune – Culex pipiens

La zanzara comune è nota a livello scientifico come Culex pipiens. Questo tipo di zanzara è di piccole dimensioni ed è di colore marrone chiaro. La zanzara comune non ha ornamentazioni sul torace, mentre sui segmenti addominali mostra delle bande gialle. Un’altra caratteristica importante per riconoscere questo tipo di zanzara è l’addome, che termina con una forma arrotondata. La zanzara comune è nativa del nostro paese, e non è quindi invasiva come ad esempio le zanzare tigre del genere Aedes. E’ in grado di deporre le uova e completare il proprio ciclo di sviluppo all’interno di ogni fonte d’acqua, sia pulita che inquinata. La particolarità di questo tipo di zanzara è quello di deporre le uova a formare una caratteristica “zattera”.

Femmina di Culex pipiens – Foto di Anders Lindström

Femmina di Culex pipiens – Foto di Anders Lindström

Questo tipo di zanzara esiste in due forme: Culex pipiens pipiens e Culex pipiens molestus. La zanzara comune nella forma C. p. pipiens è diffusa principalmente in ambienti rurali, punge gli uccelli e riesce a sopravvivere d’inverno all’esterno degli edifici. La forma C. p. molestus è invece legata agli ambienti umani e di sera e di notte punge le persone e altri animali, tipicamente mammiferi. Non riesce a sopravvivere all’inverno stando all’aperto e sverna rifugiandosi al chiuso, tipicamente all’interno delle abitazioni (leggi il nostro articolo su dove si trovano le zanzare in casa). La zanzara comune è in grado di trasmettere il virus West Nile.

Zanzare del genere CulisetaCuliseta annulata e Culiseta longiareolata

In Italia, le zanzare del genere Culiseta appartengono a due specie, Culiseta annulata e Culiseta longiareolata. Questi tipi di zanzara sono di grandi dimensioni e di colore marrone scuro. Si riproducono in acque stagnanti e in contenitori artificiali pieni d’acqua. Preferiscono raccolte d’acqua caratterizzate dalla presenza di materia organica. Le larve di entrambe le specie presenti in Italia riescono a sopravvivere in acque inquinate e anche salate.

Femmina di Culiseta annulata – Foto di Anders Lindström

Femmina di Culiseta annulata – Foto di Anders Lindström

Entrambe le specie si nutrono del sangue di uccelli. Culiseta annulata preferisce cibarsi del sangue umano e può pungere sia all’interno di edifici che all’aperto, mentre Culiseta longiareolata punge l’uomo solo raramente e non entra all’interno delle abitazioni. Culiseta  longiareolata è in grado di trasmettere numerose specie di plasmodi aviari, responsabili della malaria degli uccelli ed innocui per l’uomo.

Zanzara anofele –  varie specie del genere Anopheles

Per zanzare anofele si intendono le specie di zanzara appartenenti al genere Anopheles. Alcuni tipi di zanzara appartenenti a questo gruppo sono molto importanti in quanto sono in grado di trasmettere la malaria. Le zanzare di questo tipo sono naturalmente presenti in Italia, e per questo motivo la malaria era presente nel nostro paese in passato. L’Italia è stata dichiarata libero da malaria nel 1970 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Diverse specie di zanzara anofele sono presenti in Italia, e sono di difficile distinzione tra loro.

Femmina di Anopheles plumbeus – Foto di Anders Lindström

Femmina di Anopheles plumbeus – Foto di Anders Lindström

Tutte le zanzare anofele si riconoscono però dagli altri tipi di zanzara guardando l’apparato boccale. Queste zanzare hanno infatti i palpi della stessa lunghezza della proboscide. Nelle altre zanzare i palpi sono notevolmente più corti della proboscide. Le specie di zanzara anofele presenti in Italia sono tutte di colore scuro e sono dotate di lunghe zampe. Hanno inoltre delle macchie scure sulle ali. Questo tipo di zanzara depone le uova in stagni, paludi, cavità di alberi piene d’acqua e contenitori artificiali con ristagni d’acqua.

Altre zanzare

Le specie di zanzare sopracitate sono le più comuni e le più importanti dal punto di vista igienico-sanitario tra quelle presenti nel nostro paese. Ce ne sono però tanti altri tipi; infatti, in Italia si possono trovare circa 70 specie di zanzare, tra cui:

  • Aedes caspius, detta in alcune zone zanzara delle risaie, è comune in paludi costiere, stagni, praterie allagate e risaie. Sopporta anche vari gradi di salinità. Specie molto aggressiva, le femmine pungono principalmente all’aperto sia di giorno che di notte, arrecando grande fastidio alle persone e agli animali domestici. Gli adulti sono attivi fino all’inizio dell’autunno (per una corretta disinfestazione è necessario utilizzare dei trattamenti adulticidi). Aedes vexans è simile ad Aedes caspius, ma preferisce le acque dolci e gli adulti calano in numero più rapidamente man mano che avanza l’estate. Questo tipo di zanzara è detto anche zanzara alluvionale in alcune parti d’Italia;
  • Uranotaenia unguiculata è una specie di zanzara molto piccola specializzata nel nutrirsi del sangue degli anfibi, come le rane. Si riproduce ed è presente in ambienti come fossati, sponde di laghi e corpi d’acqua stagnanti caratterizzati da ricca vegetazione acquatica;
  • Orthopodomyia pulcripalpis è un tipo di zanzara che si trova nelle foreste. Le larve si sviluppano in cavità in tronchi ricche di acqua. Questa specie punge principalmente gli uccelli e solo raramente l’uomo;
  • Coquillettidia richiardii è una tipologia di zanzara che punge i mammiferi, ma anche gli uccelli e gli anfibi. Le larve riescono a respirare sott’acqua attaccando il sifone respiratorio alle radici delle piante acquatiche. Questo tipo di zanzara vive vicino a corpi d’acqua permanenti come paludi, laghi, e letti dei fiumi. E’ da considerare rara in Italia.

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Zanzare invasive

Alcuni tipi di zanzara che prima non si trovavano originariamente nel nostro paese sono stati introdotti in Italia da altri paesi. Queste zanzare sono dette invasive.

Zanzara tigre –  Aedes albopictus

La zanzara tigre si chiama così per via delle striature bianche che spiccano in modo vistoso dal corpo di colore nero. Questa caratteristica è evidenziata anche dal nome scientifico di questo tipo di zanzara, ovvero Aedes albopictus (dove “albo” significa bianco e “pictus” significa dipinto). La zanzara tigre è di medie dimensioni e ha una linea argentea che scorre in mezzo al torace. Inoltre, la punta dell’addome non è arrotondata come nella zanzara comune.

Questo tipo di zanzara è originario delle foreste tropicali dell’Asia, e pertanto è invasivo nel nostro paese. Ha colonizzato tutti i continenti attraverso il trasporto di copertoni e contenitori di piante contenenti ristagni d’acqua. E’ arrivata in Italia, precisamente a Genova, nel 1990 tramite dei copertoni usati, contenenti ristagni d’acqua utili alla sopravvivenza delle larve. Questa zanzara è in grado di sfruttare le più piccole raccolte d’acqua per deporre le proprie uova, che riescono anche a sopportare temperature relativamente basse. 

Femmina di Aedes albopictus – Foto di Anders Lindström

Femmina di Aedes albopictus – Foto di Anders Lindström

La zanzara tigre si nutre del sangue di esseri umani, animali domestici, mammiferi selvatici, anfibi e rettili. Essendo attiva e pungendo principalmente di giorno, questo tipo di zanzara può risultare particolarmente fastidiosa. La zanzara tigre vive principalmente nelle zone urbane, ed è diffusa in pianta stabile praticamente in ogni parte del nostro paese. Questo tipo di zanzara è in grado di trasmettere il virus Dengue, e 80 casi autoctoni si sono verificati in Italia nel 2023. Abbiamo trattato l’argomento Dengue in Italia in questo articolo sul nostro blog. Considerando le caratteristiche della zanzara tigre, questo tipo di zanzara è sicuramente tra le specie più importanti dal punto di vista igienico-sanitario.

Zanzara coreana – Aedes koreicus

La zanzara coreana Aedes koreicus, come suggerisce sia il nome comune che quello scientifico, è diffusa in Corea del Sud. E’ naturalmente presente anche in Giappone, Cina e Russia orientale. Questo tipo di zanzara è stato rinvenuto per la prima volta al di fuori della propria regione di origine nel 2008, in Belgio. Nel 2011 è stata trovata per la prima volta in Italia, in provincia di Belluno. Ad oggi è stata rilevata in quasi tutte le province del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, nelle province di Bergamo, Sondrio e Como e in Liguria. Altri paesi europei dove la zanzara coreana si è diffusa sono Germania, Slovenia e Ungheria. Questo tipo di zanzara è arrivata in Europa tramite i commerci internazionali. Questo tipo di zanzara è grossolanamente simile alla zanzara tigre, ma si differenzia da questa per via delle maggiori dimensioni, e la presenza di linee giallastre sulla parte dorsale del torace. La zanzara coreana è molto simile alla zanzara giapponese (descritta sotto), ma ha una caratteristica macchia bianca nella parte finale delle zampe che la differenzia da quest’ultima. 

Femmina di Aedes koreicus – Foto di Anders Lindström

Femmina di Aedes koreicus – Foto di Anders Lindström

Rispetto alla zanzara tigre, la zanzara coreana sopporta meglio le basse temperature. Le uova rimangono dormienti durante l’inverno e si schiudono in primavera. Vengono deposte in fonti d’acqua naturali (ad esempio cavità di alberi piene d’acqua) o artificiali (come ad esempio stagni in giardini e contenitori con acqua). La zanzara coreana è in grado di trasmettere il virus dell’encefalite giapponese e il nematode Dirofilaria immitis. E’ inoltre un vettore, seppur poco efficace, del virus Chikungunya. Per quanto riguarda il ruolo di questo tipo di zanzara nella trasmissione del virus Dengue, sono necessari ulteriori studi.

Zanzara giapponese – Aedes japonicus

Come per la zanzara coreana, anche per la zanzara giapponese il nome tradisce un’origine molto chiara. Questo tipo di zanzara, chiamata nell’ambiente scientifico Aedes japonicus è infatti presente in Giappone. Si può trovare naturalmente anche in Cina, Corea, Taiwan, e Russia meridionale. Questo tipo di zanzara è simile alla zanzara coreana, da cui si differenzia solo per l’assenza di macchie bianche sulla parte terminale delle zampe. La zanzara giapponese si riproduce in cavità di alberi o in bambù con acqua all’interno. Nei paesi in cui è stata introdotta riesce a riprodursi anche in contenitori artificiali contenenti acqua. 

Femmina di Aedes japonicus – Foto di Anders Lindström

Femmina di Aedes japonicus – Foto di Anders Lindström

Questa specie di zanzara è considerata la terza più invasiva al mondo, dopo la Aedes aegypti (non presente in Italia) e la zanzara tigre. Una delle ragioni del successo di questo tipo di zanzara nel colonizzare nuovi territori è la resistenza al freddo. Infatti questa specie supera i freddi e nevosi inverni del Giappone settentrionale, suo areale di origine. La zanzara giapponese supera l’inverno come uova o come larva. Le uova superano l’inverno a basse temperature, mentre le larve normalmente non riescono a resistere a temperature più basse di 10 gradi. Alcune larve sono state però rinvenute a 1500 m di altitudine, in zone dove le temperature scendono fino a -18 gradi.

Negli ultimi anni questo tipo di zanzara si è diffuso in tutto il Nord America, e in Europa è stata segnalata per la prima volta in Francia, nel 2000.  Si è diffusa nel mondo tramite i commerci internazionali. Ad oggi è presente in Olanda, Belgio, Germania, Francia, Spagna, Svizzera, Slovenia e Austria. Proprio dall’Austria è giunta in Italia, dove è diffusa in Veneto e in Friuli-Venezia Giulia. Sembra però che stia ampliando il proprio areale, e probabilmente verrà rinvenuta in altre zone del nostro paese. Questo tipo di zanzara è attivo di giorno e punge l’uomo e altri mammiferi. E’ in grado di trasmettere il virus responsabili di West Nile, Dengue, e Chikungunya.

Conclusioni

In questo articolo abbiamo visto che in Italia sono presenti circa una settantina di specie di zanzara, raggruppate in sette generi. Determinati tipi di zanzara possono sopravvivere e perfino prosperare in ambienti umani, utilizzando anche le più piccole pozze d’acqua per la loro riproduzione. Altre specie invece sono maggiormente legate agli ambienti rurali e naturali. Alcuni tipi di zanzara, come ad esempio la zanzara tigre, possono essere vettori di importanti malattie. E’ quindi molto importante monitorare la presenza e la diffusione di queste zanzare.

Nel caso di infestazioni particolarmente intense, è consigliabile richiedere l’intervento di un professionista disinfestatore. Biosistemi impiega esclusivamente tecnici qualificati per i servizi di disinfestazione, capaci di effettuare una corretta identificazione delle diverse specie di zanzare. Questa capacità di identificazione consente un approccio sostenibile, efficace e igienicamente sicuro. Per ulteriori informazioni sulle nostre attività di disinfestazione, ti invitiamo a consultare questo articolo.

 

Fonti utilizzate per la stesura di questo articolo

  • https://www.ecdc.europa.eu/en;
  • Reverse identification key for mosquito species – liberamente scaricabile a https://www.ecdc.europa.eu/en/publications-data/reverse-identification-key-mosquito-species;
  • Fotografie di Anders Lindström – National Veterinary Institute/SVA – prese da  Reverse identification key for mosquito species;
  • Istituto Superiore di Sanità – Zanzare in Italia: raccolta, identificazione e conservazione delle specie più comuni. Francesco Severini, Luciano Toma, Marco Di Luca. 2022, ii, 111 p. Rapporti ISTISAN 22/3;
  • https://www.epicentro.iss.it/zanzara/specie-invasive-presenti-in-italia;
  • https://zanzare.ipla.org/index.php/it/specie-di-zanzare/le-specie-principali.

 

Autore – Alessandro Alvaro

Questo articolo nasce dalla collaborazione con Alessandro Alvaro, Studente di Dottorato in Scienze Ambientali presso l’Università degli Studi di Milano.

Di seguito alcuni suoi riferimenti utili:

 

Le zanzare sono sicuramente tra gli insetti affrontiamo di più durante i servizi di disinfestazione. Le femmine si nutrono di sangue e con la propria puntura possono trasmettere all’uomo e agli animali domestici numerosi microrganismi in grado di causare malattie anche gravi. Le zone urbane sono un ottimo luogo per lo sviluppo delle zanzare, che vivono stabilmente insieme a noi. In questo articolo approfondiamo insieme le caratteristiche comuni a tutti i tipi di zanzare. Inoltre, vediamo dove si possono trovare nelle nostre abitazioni e come si possono controllare.

 

 

Caratteristiche

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Le zanzare sono piccoli insetti volanti. Appartengono all’ordine dei ditteri, come le mosche, in quanto hanno due ali membranose. Nel mondo ci sono circa 3500 specie di zanzare, tutte raccolte nella famiglia dei Culicidi

Le zanzare sono insetti di piccole dimensioni e sono lunghe in genere 3-9 mm. Le zanzare femmina hanno un apparato boccale estremamente specializzato che consente loro di pungere l’uomo e gli animali per prelevarne il sangue. Il sangue serve alle zanzare femmina per permettere la maturazione delle uova. Questo rende le zanzare molto pericolose per la salute di uomo e animali, in quanto durante la puntura possono venire trasmessi numerosi microrganismi patogeni. I maschi di zanzara si nutrono invece di nettare.

Ciclo biologico

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Tutti i tipi di zanzare si sviluppano seguendo lo stesso ciclo vitale. Il ciclo comprende larva, pupa ed adulto. Le uova vengono deposte dalle femmine di zanzara in ambienti acquatici. Dalle uova schiudono le larve, che sono completamente acquatiche e si nutrono filtrando materia organica sospesa nell’acqua. Le larve di zanzara respirano tramite un sifone collegato all’aria sopra la superficie dello specchio d’acqua in cui vivono. 

Una volta completato lo stadio larvale, le zanzare diventano pupe e dopo poco tempo adulti alati, che finalmente escono dall’acqua. L’intero ciclo vitale dura generalmente 10-12 giorni, ma la durata è variabile.


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Dove si trovano le zanzare in casa?

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In Italia sono presenti circa 70 specie di zanzare. La maggior parte dei tipi di zanzara è però legata all’ambiente naturale. Le zanzare in casa, di solito, sono di due tipi: la zanzara comune (nome scientifico Culex pipiens) e la zanzara tigre (nome scientifico Aedes albopictus). Entrambi i tipi di zanzara pungono l’uomo e gli animali e possono risultare molto fastidiose, oltre che pericolose vista la possibilità di trasmettere microrganismi patogeni. La zanzara comune è in grado di trasmettere il virus West Nile, mentre la zanzara tigre è in grado di trasmettere il virus Dengue. 

Nel 2023 si sono verificati circa 80 casi autoctoni di Dengue nel nostro Paese. Se vuoi saperne di più, leggi il nostro approfondimento sulla malattia Dengue sul nostro blog. 

Immagine di puntura di Zanzara

Immagine di puntura di zanzara (Immagine da: Foto di icon0 com: https://www.pexels.com/it-it/foto/animale-nero-insetto-macro-169357/)

Le zanzare comuni sono attive principalmente di sera e di notte, mentre le zanzare tigre lo sono di giorno. Sia la zanzara comune che la zanzara tigre necessitano di acqua per deporre le proprie uova, da cui schiuderanno le larve. Le zanzare amano deporre le proprie uova in raccolte d’acqua stagnante, sia piccole che grandi. Queste si possono trovare virtualmente in qualsiasi luogo dove l’acqua si può accumulare. Ad esempio:

  • sottovasi;
  • vasi con all’interno talee di piante;
  • pneumatici lasciati all’aperto;
  • barili, recipienti, e barattoli lasciati all’aperto;
  • annaffiatoi lasciati pieni;
  • teli di plastica su cui ha piovuto e si sono create pozze d’acqua;
  • grondaie;
  • cisterne di raccolta di acqua piovana;
  • oggetti con all’interno acqua in bagni e lavanderie;
  • ciotole di animali domestici;
  • stagni ornamentali senza predatori di zanzare;
  • pozzetti e tombini

Se queste raccolte d’acqua sono presenti nella nostra casa, nel nostro orto o nel nostro giardino, entrambi i tipi di zanzare sopracitate in grado di riprodursi e vivere in pianta stabile insieme a noi.

Zanzare in casa: metodi di prevenzione e controllo

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Per limitare la presenza delle zanzare ed evitare che possano così pungere persone o animali, occorre mettere in atto alcuni accorgimenti. Come abbiamo visto in precedenza, i ristagni d’acqua sono fondamentali per lo sviluppo e la diffusione di tutti i tipi di zanzare. Bisogna eliminare i ristagni presenti, ad esempio svuotando i recipienti pieni d’acqua oppure pulendo le grondaie e altre strutture che possono accumulare l’acqua. Particolare attenzione va riservata ai sottovasi: in seguito allo svuotamento, vanno grattati con una spugna abrasiva per eliminare le uova eventualmente presenti.

Ci sono situazioni dove però l’acqua stagnante non può essere eliminata: si possono comunque mettere in atto misure per limitare la diffusione delle zanzare eventualmente presenti. Ad esempio, si possono aggiungere dei pesci negli stagni ornamentali. I pesci rossi sono ottimi predatori delle larve di tutti i tipi di zanzara e possono tenere gli stagni liberi da esse. Nel caso invece di pozzetti o tombini, si possono utilizzare prodotti larvicidi per uccidere le larve di zanzara presenti. Ci sono però casi in cui è necessario richiedere l’intervento del tecnico disinfestatore. In caso di intervento, i tecnici di Biosistemi ricorrono ad insetticidi specifici ed a basso impatto ambientale, sia per le persone che per i nostri animali domestici. Gli insetticidi impiegati possono essere adulticidi che larvicidi. Oltre che con i prodotti chimici, i vari tipi di zanzara possono essere combattute tramite mezzi di lotta biologici quali trappole a feromoni, preparati di microrganismi e insetti utili.

Per limitare le punture di zanzare esistono diversi modi. Per evitare che le zanzare entrino in casa il metodi di difesa più efficace è rappresentato dalle zanzariere a maglia fine. Inoltre, i repellenti possono essere d’aiuto per diminuire le possibilità di venire punti. Le zanzare localizzano le proprie principalmente vittime grazie all’olfatto, e i repellenti vanno ad interferire con i sensori olfattivi delle zanzare. In zone dove la zanzara tigre è presente, è utile indossare indumenti chiari perché risultano meno attrattivi.

Conclusioni

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Come abbiamo visto, le zanzare possono sopravvivere e addirittura prosperare negli ambienti umani sfruttando anche le più piccole raccolte di acqua per riprodursi. Limitare gli accumuli d’acqua è quindi fondamentale per limitare la presenza delle zanzare nelle nostre case. Gli accorgimenti e le misure di controllo che abbiamo visto in questo articolo vanno messe in atto costantemente e da tutta la cittadinanza per essere efficaci. 

In caso di infestazioni particolarmente pesanti, invece, è opportuno richiedere l’intervento di un tecnico disinfestatore. Per i servizi di disinfestazione, Biosistemi si avvale solo di tecnici esperti, in gradi di fornire una corretta identificazione dei vari tipi di zanzara. Essere in grado di identificare i vari tipi di zanzara permette un approccio sostenibile, efficace e sicuro dal punto di vista igienico-sanitario. Se vuoi saperne di più sulle nostre attività di disinfestazione, puoi consultare questo articolo.