Diverse specie di topi e ratti sono associate agli esseri umani e ad ambienti antropizzati, e possono rivestire un grande interesse igienico-sanitario vista la loro possibilità di trasmettere varie malattie. I pappataci ( o flebotomi ) sono piccoli insetti principalmente noti per la loro capacità di trasmettere il protozoo Leishmania, agente eziologico della leishmaniosi, malattia pericolosa per cani e persone.

 

 

Contesto

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Cosa può succedere se in un contesto urbano ratti e flebotomi entrano in contatto? Vediamolo insieme considerando il caso delle fognature di Barcellona, città della Spagna e capoluogo della Catalogna, dove il contatto tra ratti e pappataci infetti da Leishmania costituisce potenzialmente un problema di salute pubblica e di diffusione della malattia.

Immagine di topi e pappataci infetti a Bologna

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine presa da: https://parasitesandvectors.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13071-022-05309-4#citeas .

 

Ratti e pappataci infetti nelle fogne di Barcellona

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Nonostante i cani siano da sempre considerati il principale serbatoio di Leishmania infantum, patogena anche per l’uomo, questo protozoo può infettare altri mammiferi, come ad esempio i ratti.

Nell’ambito di un progetto dell’Agenzia di salute pubblica di Barcellona, si è venuti a conoscenza di un’alta prevalenza di ratti delle chiaviche infetti nelle fognature della città, ben il 33.3%. Contestualmente, nelle stesse fognature, sono state trovate popolazioni del flebotomo Phlebotomus perniciosus infettate da Leishmania infantum.

In base ai dati dell’agenzia, nel 2019 erano presenti 0.13 ratti per ogni persona a Barcellona, considerando solo i roditori delle fogne, e non quelli che vivono in superficie. Considerando che il capoluogo catalano conta più di 1 milione e mezzo di abitanti e il dato di prevalenza di ratti infetti da Leishmania, potrebbero esistere circa 70000 ratti positivi al patogeno nelle fogne della città. Questo dimostra come il sistema immunitario dei ratti non sia abbastanza efficace da combattere questa infezione.

Uno studio del 2019, pubblicato sulla rivista Parasite and vectors, ha confermato quanto visto dall’agenzia, e, su 24 ratti testati, ha riportato un valore di prevalenza di Leishmania del 41.7%. Il patogeno è stato rinvenuto, ad alte cariche parassitarie, nella milza e nei tessuti cutanei delle orecchie con anche lesioni cutanee.

 

Un nuovo serbatoio e quindi un nuovo rischio per la trasmissione di Leishmania?

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La scoperta di ratti e pappataci infetti nelle fogne di Barcellona può comportare rischi per la salute pubblica? Secondo gli autori dello studio, i ratti infetti potrebbero uscire dalle fogne ed entrare in contatto con persone e cani. Lo stesso discorso vale per i pappataci, che uscendo dalle fognature potrebbero colonizzare nuovi ambienti e pungere esseri umani e animali domestici.

La situazione di Barcellona rappresenta un caso da prendere come esempio in altre grandi città, in paesi dove la leishmaniosi è presente, ed in alcuni mesi potrebbe diffondersi velocemente.

 

Conclusione

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Biosistemi sa che la sicurezza e la prevenzione sono elementi fondamentali per ridurre rischi di trasmissioni di malattie da topi e ratti. Una corretta disinfestazione e derattizzazione, se eseguita in tempo, risulta fondamentale per prevenire danni o rischi futuri. Conoscere le varie specie di ratti e topi è importante per permettere di mettere in atto delle misure di prevenzione, anche perchè le malattie di topi e ratti possono causare problemi all’uomo ed ad animali. Quindi prevenire è sempre fondamentale.

Per risolvere o prevenire eventuali problemi da infestazione, Biosistemi svolge servizi di derattizzazione professionali che hanno lo scopo di risolvere e mitigare le infestazione da roditori nei propri spazi, che siano abitazioni o aziende.

 


Gli articoli originale citati nel testo sono:

  • Galán-Puchades M, Gómez-Samblás M, Suárez-Morán JM, Osuna A, Sanxis-Furió J, Pascual J, et al. Leishmaniasis in Norway Rats in Sewers, Barcelona, Spain. Emerg Infect Dis. 2019;25(6):1222-1224. https://dx.doi.org/10.3201/eid2506.181027;
  • Galán-Puchades, M.T., Solano, J., González, G. et al. Molecular detection of Leishmania infantum in rats and sand flies in the urban sewers of Barcelona, Spain. Parasites Vectors 15, 211 (2022);

Tra le varie e numerose specie di insetti che Biosistemi affronta durante le pratiche di disinfestazione, ci sono anche i flebotomi. Conosciuti generalmente come pappataci, questi piccoli insetti volatori sono di grande interesse igienico-sanitario, in quanto le femmine sono ematofaghe (ovvero si nutrono di sangue) e possono essere vettori di protozoi, virus e batteri potenzialmente pericolosi per la salute di uomini e animali. 

In questo articolo, approfondiamo la biologia, l’ecologia, l’importanza igienico-sanitaria e i metodi di prevenzione e controllo di questi insetti.

 

 

 

Caratteristiche e biologia dei pappataci

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I pappataci (anche chiamati flebotomi) sono piccoli insetti volatori appartenenti all’ordine dei ditteri, insetti dotati di un solo paio di ali membranose, ed imparentati quindi con mosche e zanzare.

Questi insetti, strettamente imparentati con le zanzare, appartengono alla sottofamiglia Phlebotominae, inclusa nella famiglia Psychodidae. Se ne contano più di 800 specie, che sono note con il termine inglese di “sand-flies”, per il loro tipico color giallo sabbia.

L’origine del termine “pappataci”, nome comune italiano con cui si indicano questi insetti, sembra derivare dal loro volo silenzioso, che non viene notato da chi viene punto (pappa=mangia – taci=in silenzio). Il nome venne usato da Scopoli nel 1786, mutuandolo dalle parlate del Nord Italia, quando descrisse l’insetto. Il nome scientifico “flebotomi” invece trae origine dalla professione dei flebotomi, ovvero coloro che praticavano i salassi in medicina galenica.

I pappataci hanno un corpo di dimensioni ridotte (2-3 mm) che è ricoperto, come le ali, da una fitta peluria. In posizione di riposo, le ali sono tenute erette sopra il torace. Altre caratteristiche morfologiche distintive sono le lunghe antenne e zampe, e i due grandi occhi neri ben distanziati fra loro.

Differenze tra maschio e femmine dei pappataci

Maschi e femmine si distinguono facilmente osservando gli ultimi segmenti addominali, dove i maschi mostrano elaborate strutture dette clasper, usate per bloccare le femmine (che ne sono sprovviste) durante l’accoppiamento.

Sia il maschio che la femmina si nutrono di materiale zuccherino di origine vegetale, ma la femmina ha bisogno di effettuare un pasto di sangue per poter deporre le uova (come per le zanzare).  Di giorno i pappataci riposano in ambienti bui, umidi e freschi come cavità di muri o alberi, cantine, e stalle, per evitare il sole e quindi il disseccamento. All’imbrunire e nelle ore notturne diventano attivi, ed è in questo momento che le femmine effettuano il pasto di sangue. Il pasto, diversamente dalle “cugine” zanzare, non è effettuato prelevando il sangue direttamente dal vaso sanguigno con l’apparato boccale, ma provocando una ferita e risucchiando il sangue che ne fuoriesce.

Ogni specie di flebotomo ha preferenze sugli animali da pungere: ad esempio, i pappataci del genere Phlebotomus pungono solitamente mammiferi (cani, bestiame, e anche persone) mentre quelli del genere Sergentomyia si nutrono prevalentemente di sangue di rettil, come gechi e lucertole. Dopo aver prelevato e digerito il sangue, le femmine depositano dalle 30 alle 60 uova in terreni umidi, ricchi di sostanza organica e al riparo dalla luce. Le larve, una volta venute alla luce, si nutrono di tutto ciò che trovano nel substrato e passano attraverso 4 stadi di sviluppo, successivamente ai quali si impupano e divengono insetti alati adulti. L’intero ciclo si sviluppa in 1-2 mesi a seconda della temperatura e dell’abbondanza di cibo utilizzabile dalle larve. 

In Italia sono presenti 8 specie, 7 appartenenti al genere Phlebotomus e 1 al genere Sergentomyia.

 

Importanza igienico-sanitaria

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Leishmania

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I pappataci sono in grado di trasmettere virus, batteri e protozoi di grande interesse igienico-sanitario. I patogeni di maggior importanza sono i protozoi appartenenti al genere Leishmania, trasmessi da circa 165 specie su 800 di pappataci. I pappataci hanno una lunga storia di coevoluzione con Leishmania: ci sono evidenze di cellule simili a Leishmania all’interno di un flebotomo conservato in ambra di 110 milioni di anni fa e tendenzialmente ogni specie di flebotomo è strettamente legata e quindi in grado di trasmettere solamente una o poche specie di Leishmania.

Leishmania è un protozoo imparentato con i tripanosomi, e se ne conoscono circa 60 specie. Sono costituiti da una singola cellula dotata di flagello ed esistono in due forme:

  • promastigote: forma allungata e con flagello, assunta quando i patogeni si replicano all’interno dei pappataci. Vengono trasmessi in tale forma dalle femmine mediante il pasto di sangue.
  • amastigote: forma arrotondata e senza flagello, assunta all’interno dei macrofagi dell’ospite punto.

Circa 20 specie possono causare una malattia chiamata leishmaniosi. La malattia è data dal fatto che il patogeno entra nell’animale tramite la puntura del flebotomo femmina, quindi con un “morso pappataci”, e si replica all’interno di alcune cellule del sistema immunitario (macrofagi) nel luogo della puntura, provocando lesioni cutanee. La malattia può poi evolvere in una fase viscerale se il patogeno raggiunge organi come il fegato. Se non trattata, può risultare fatale. In Italia la leishmaniosi è causata dalla specie Leishmania infantum ed è ora diffusa in tutto il paese, mentre in passato era prevalentemente presente al sud.

Diffusione

Ogni anni si verificano in media 100 casi contando sia la forma cutanea che quella viscerale. Al giorno d’oggi, più di 1 miliardo di persone vive in aree endemiche per la leishmaniosi ed è a rischio di infezione, e ogni anno si verificano più di 1 milione di casi della forma viscerale e circa 30000 nuovi casi della forma cutanea. Nel 2018, 92 paesi risultavano endemici per la forma cutanea di leishmaniosi, mentre 83 per la forma viscerale.

Le specie di pappataci che possono trasmettere Leishmania infantum in Italia sono Phlebotomus perniciosus e Phlebotomus perfiliewi. Phlebotomus papatasi, il più legato agli ambienti umani e facilmente rinvenibile nelle case, dove le femmine eseguono il pasto di sangue, non sembra essere in grado di trasmettere Leishmania infantum.

Nonostante i cani siano da sempre considerati il principale serbatoio di Leishmania infantum, patogena anche per l’uomo, questo protozoo può infettare altri mammiferi, come ad esempio i ratti. Questo è il caso di un episodio importante avvenuto a Barcellona nel 2019, di cui abbiamo scritto un approfondimento su ratti, pappataci e leishmania.

Grafica topi e pappataci che trasmettono la Leishmania, foto presa da https://parasitesandvectors.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13071-022-05309-4#citeas

Grafica topi e pappataci che trasmettono la Leishmania, foto presa da https://parasitesandvectors.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13071-022-05309-4#citeas

Virus e batteri

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Oltre ai protozoi del genere Leishmania, i pappataci possono essere vettori di virus appartenenti al genere Phlebovirus. Questi virus sono divisi in vari ceppi, che causano diverse infezioni come ad esempio la febbre dei pappataci o dei tre giorni (causata da Napoli e Sicilia virus) e la meningite estiva (causata da Toscana virus).

Fuori dall’Italia, i flebotomi sono in grado di trasmettere la stomatite vescicolare in America centrale, causata dal virus Vesciculovirus e l’encefalite da virus Chandipura in India. Inoltre, in America meridionale i pappataci sono vettori del batterio Bartonella bacilliformis, responsabile della malattia di Carriòn.

Metodi di prevenzione e controllo

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Per evitare che i pappataci entrino nei nostri ambienti e possano così pungere persone o animali, bisogna metter in atto alcuni accorgimenti.

Questi insetti mostrano un’avversione per la luce, quindi areare i locali ed esporli quanto più possibile ai raggi del sole può essere considerato un buon metodo deterrente. Essendo poi i pappataci molto piccoli e soggetti ad un veloce disseccamento, limitare l’umidità è un altro efficace metodo di controllo. Le femmine di pappataci sono solite deporre le uova in ambienti ricchi di accumuli di materia organica. Le larve infatti, vivono bene all’interno di tali materiali in quanto possono ricavarne nutrimento e protezione, necessari a compiere con successo le varie fasi del ciclo vitale prima di diventare adulti alati. Eliminare accumuli di materia organica disincentiverà le femmine a deporre le uova nei nostri ambienti. Tali accumuli si possono formare facilmente, ad esempio, nei sottovasi all’interno di giardini.

Per quanto riguarda gli animali domestici, in particolar modo i cani, è utile limitare soggiorni prolungati all’aperto nelle ore crepuscolari, quando i pappataci sono molto attivi. Questo è particolarmente vero durante il periodo di presenza di pappataci adulti, che va generalmente da maggio ad ottobre, ed è una pratica di prevenzione utile anche per le persone.

Sono poi disponibili in commercio diversi collari per cani che rilasciano sostanze repellenti per i pappataci, che possono quindi servire ad evitare il più possibile il contatto cane-insetto.

In caso di avvenuta infestazione, invece, i tecnici di Biosistemi ricorrono ad insetticidi specifici ed a basso impatto ambientale, sia per le persone che per i nostri animali domestici. Importante è poi il monitoraggio dei pappataci, utile a comprendere la dimensione della popolazione infestante, che può essere realizzato mediante trappole luminose o appiccicose.

 

Conclusioni

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Per i servizi di disinfestazione, Biosistemi si avvale solo di tecnici esperti, in gradi di fornire una corretta identificazione delle varie specie insetti. Essere in grado di identificare le varie specie di insetti permette un approccio sostenibile, efficace e sicuro dal punto di vista igienico-sanitario.

Questo è particolarmente vero nel caso specifico dei pappataci, in cui l’identificazione delle varie specie è di fondamentale importanza per valutare il rischio di trasmissione di leishmaniosi. Infatti, solo alcune specie di flebotomi sono considerati vettori di Leishmania, e quindi sono in grado di trasmetterla a persone ed animali, soprattutto cani. Se vuoi saperne di più sulle nostre attività di disinfestazione, puoi consultare questo articolo.

Le formiche sono piccole creature che possono causare grandi fastidi nelle nostre case e nei nostri giardini. Con una vasta varietà di specie presenti in tutto il mondo, è importante conoscere le diverse caratteristiche e comportamenti di queste insetti sociali per poter affrontare efficacemente i problemi di infestazione.

Nel presente articolo, esploreremo alcune delle specie di formiche più comuni e problematiche che potresti incontrare nella tua area. Scopriremo le loro abitudini, i loro nidi e i potenziali danni che possono causare. Inoltre, forniremo utili consigli e strategie di controllo per aiutarti a gestire queste fastidiose inquilini. Continua a leggere per scoprire come proteggere la tua casa e il tuo giardino dalle formiche indesiderate.

 

 

Quali sono le specie più comuni di formiche infestanti? Quali sono le caratteristiche delle formiche?

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Le operazioni di disinfestazione offerte da Biosistemi interessano principalmente due tipologie di formiche: quelle appartenenti al genere Crematogaster, chiamate comunemente “formiche acrobate”, e quelle del genere Lasius, chiamate comunemente “formiche dei giardini”.

Le formiche sono tra gli insetti che più ci risultano familiari, e che possiamo rinvenire praticamente in ogni ambiente, sia naturale che urbano. Generalmente di colore nero e di piccole dimensioni, sono caratterizzate da un apparato boccale masticatore, con potenti mandibole. Sono insetti onnivori, che si nutrono di vari artropodi, semi, e melata, sostanza zuccherina prodotta dagli afidi.  Appartengono all’ordine degli imenotteri, e sono quindi imparentate con api, vespe, calabroni e bombi. Come altri imenotteri, le formiche sono animali eusociali, ovvero sono caratterizzate dal più alto livello di organizzazione sociale conosciuto: è presente una suddivisione del lavoro in caste, un’unica (la regina) o poche femmine si riproducono mentre le altre sono sterili, e i piccoli sono cresciuti in cooperazione. Questi insetti sono soliti costruire i formicai, nidi realizzati nel terreno o sugli alberi, al cui interno si svolge la vita della colonia. Generalmente il numero di formiche all’interno del formicaio consta di 20000-100000 individui, a seconda della specie. 

La regine depone diverse uova, da cui schiuderanno principalmente operaie sterili. Da un numero minore di uova schiuderanno esemplari alati, sia maschi che femmine, che compiranno il cosiddetto volo nuziale. Durante questo volo, una femmina si accoppia con uno sciame di maschi, e si allontana dalla colonia di origine per deporre le uova e fondare così una nuova colonia.

È ritenuto che le formiche si siano evolute da un gruppo di vespe tra 140 e 170 milioni di anni fa, in contemporanea alla comparsa sul nostro pianeta delle piante a fiore, nel tardo Cretaceo. Ad oggi se ne conoscono circa 15700 specie, la maggior parte delle quali è concentrata in aree tropicali. In Italia ne sono presenti 244 specie, appartenenti a 43 generi; 34 specie sono considerate endemiche, esclusive del territorio del nostro Paese.

Tra le formiche presenti in Italia, Biosistemi incontra principalmente le specie appartenenti ai generi Crematogaster e Lasius durante le operazioni di disinfestazione nelle nostre case o nelle nostre aziende. Analizziamone ora le caratteristiche biologiche, i danni che possono causare e i metodi per tenerle lontane dai nostri ambienti.

Caratteristiche delle formiche del genere Crematogaster

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formica crematogaster

La specie più comune del genere Crematogaster che possiamo incontrare nei nostri ambienti è Crematogaster scutellaris (Olivier, 1792).  È una specie comune nell’area mediterranea ed è stata introdotta in Europa centrale e settentrionale tramite il commercio del legname.

Di medie dimensioni (operaie 4-6 mm di lunghezza, regina 9 mm), questa specie di formica è caratterizzata da una testa di colore rosso, in contrasto con il nero del resto del corpo, e da un addome cuoriforme.

Nella parte terminale dell’addome è presente un pungiglione, che viene puntato verso l’alto in condizioni di allarme o di pericolo; da questo comportamento derivano i due nomi comuni di questa specie, che viene chiamata “formica acrobata”. Dal pungiglione viene secreta una goccia di veleno repellente. Le formiche acrobate sono, come tutte le formiche, onnivore, ma si dimostrano voraci predatrici di altri insetti ed artropodi, con la predilezione per gli emitteri (parenti delle cimici). In virtù della spiccata attitudine predatoria, C. scutellaris è stata studiata per essere impiegata come insetto utile in lotta biologica, specialmente nei confronti della processionaria del pino. Come altre formiche, proteggono colonie di afidi per alimentarsi della melassa da essi prodotta. 

I luoghi di nidificazione favoriti da questa specie di formica sono costituiti da legno. Infatti, i nidi si possono trovare in sotto la corteccia degli alberi (specialmente ulivo, mandorlo, pino e sughera), legno marcescente, e in strutture legnose di origine umana, come tetti e travi. Questa loro caratteristica le rende potenzialmente dannose ed infestanti.

formiche crematogaster mangiano

Danni apportati del genere Crematogaster

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Data la predilezione a nidificare in strutture legnose, le formiche acrobate sono considerate tra le specie più comunemente infestanti in ambienti di origine umana. Se penetrano, ad esempio, all’interno di un’abitazione, possono colonizzare i tetti e costituire lì la propria colonia. Tipicamente, il danno principale delle formiche acrobate è costituito dall’erosione delle strutture e dei materiali di coibentazione dei tetti.

L’indicazione principale di un’infestazione da Crematogaster è rappresentato da sfarinature che cadono dal soffitto, risultato, appunto, dell’erosione delle strutture sopracitate. Alla luce di questa abitudine, l’infestazione da formica acrobata è spesso confusa con quella da tarlo. Questa specie di formica può causare un’infestazione anche all’interno delle fotocellule, ad esempio dei cancelli, inficiandone il funzionamento non necessariamente danneggiandole, ma semplicemente oscurandole. Le formiche acrobate possono formare colonie dette satelliti, che si distaccano dalla colonia madre; sono spesso queste le colonie che causano le infestazioni.

Caratteristiche delle formiche del genere Lasius

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formica lasius

Le specie di formiche appartenenti al genere Lasius sono diffuse in America settentrionale ed Europa, in aree a clima temperato. La specie che si può incontrare più frequentemente in ambienti di origine umana è Lasius niger Linnaeus, 1758. Le dimensioni delle operaie sono di 3-5 mm, mentre la regina arriva a 9 mm. Si nutrono principalmente della melata prodotta dagli afidi, che proteggono per assicurarsene a sufficienza; sono però anche predatori di altre specie di insetti ed artropodi.

Le L. niger sono formiche molto adattabili, e costruiscono nidi di piccole dimensioni nel terreno, dove vivono in un numero che può andare dalle 15000 alle 30000 unità. Il nome comune di questa specie è “formica dei giardini”, essendo generalmente comune e rinvenibile facilmente anche nei giardini delle case.

Danni apportati dal genere Lasius

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Le formiche appartenenti al genere Lasius si incontrano facilmente in casa, dove possono penetrare alla ricerca di materiali zuccherini di cui si alimentano. Una volta individuata una fonte alimentare, questa specie di formica può realizzare in breve tempo una vera e propria invasione. Un luogo della casa dove questa formica si rifugia è rappresentato dai battiscopa.

Formiche mangiano pane

Prevenzione e risoluzione dell’infestazione di formiche dei generi Crematogaster e Lasius

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formiche in inglese

Per prevenire un’infestazione di formiche è necessario ridurre al minimo le possibilità di queste ultime di entrare nei nostri ambienti. Per fare ciò, bisogna mettere in atto buone pratiche di pest proofing. Nel caso delle formiche, punti deboli utilizzabili come accesso e risorse alimentari lasciate a disposizione, costituiscono dei fattori di rischio per un’infestazione. Per limitare le probabilità di infestazione, è opportuno sigillare questi punti e limitare la dispersione nell’ambiente di sostanze che le formiche possono utilizzare come risorse alimentari. Per una trattazione più approfondita delle pratiche di pest proofing, consulta questo articolo nel nostro blog.

Invece, per debellare un’infestazione di formiche, si possono impiegare diverse tipologie di trattamento:

  • Mezzi meccanici, come trappole adesive provviste di esche alimentari, su cui le formiche rimangono appiccicate;
  • Disinfestazione chimica, utilizzando esche granulari oppure gel, con principi attivi a bassa tossicità che agiscono in seguito ad ingestione;
  • Disinfestazione chimica, utilizzando insetticidi liquidi, con principi attivi che agiscono per contatto ed ingestione.

 

Conclusioni

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Per i servizi di disinfestazione, Biosistemi si avvale solo di tecnici esperti, in gradi di fornire una corretta identificazione delle varie specie esposte. Essere in grado di identificare le varie specie di formiche permette un approccio sostenibile, efficace e sicuro dal punto di vista igienico-sanitario.

I tecnici di Biosistemi saranno così in grado di aiutarti a prevenire e/o risolvere un’eventuale infestazione di formiche come Crematogaster e Lasius.

 

Le varie specie di topi e ratti possono trasmettere diverse malattie che possono comportare un rischio per la salute dell’uomo. Una patologia trasmissibile da un animale all’uomo è definita zoonosi, e topi e ratti sono “portatori” di numerosi virus, batteri, e protozoi, che possono causare patologie anche gravi. Basti pensare che in passato il ratto nero ha contribuito alla diffusione della peste, la zoonosi che nel corso della storia ha causato il maggior numero di morti in tutto il mondo.

Per limitare e prevenire il rischio sanitario connesso alla presenza di roditori, Biosistemi offre servizi specialistici di disinfestazione e derattizzazione contro topi e ratti di interesse igienico sanitario, racchiudendo 30 anni di esperienza e di formazione continua sulle migliori tecniche di disinfestazione. Le operazioni di derattizzazione offerte da Biosistemi interessano principalmente tre specie di topi e ratti: il ratto delle chiaviche, il ratto nero ed il topolino domestico. Se vuoi approfondire le caratteristiche di queste specie di topi e ratti, puoi consultare questo articolo.

Vediamo ora nel dettaglio cosa sono le zoonosi ed esaminiamo le principali malattie che topi e ratti possono trasmettere all’uomo, e i relativi rischi connessi.

 

 

Cosa si intende per zoonosi, serbatoio, patogeno e vettore?

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Le malattie che topi e ratti, e gli animali in generale, possono trasmettere all’uomo vengono definite zoonosi. Le varie specie di topi e ratti possono costituire il cosiddetto serbatoio di tali malattie. Per serbatoio si intende un animale, in questo caso un topo o un ratto, all’interno del quale il patogeno (ad esempio un virus, un batterio, o un protozoo) sopravvive e mantiene la propria popolazione per un periodo di tempo indefinito. L’agente patogeno è colui che causa effettivamente la malattia, e viene detto anche agente eziologico della stessa.

Nel caso delle malattie diffuse da topi e ratti, il patogeno può essere trasmesso direttamente dal roditore oppure mediante un vettore. Un vettore è solitamente un insetto che si nutre di sangue (ad esempio una zanzara) che, pungendo il topo o il ratto serbatoio del patogeno, lo acquisisce. In seguito, lo stesso insetto, pungendo un essere umano, trasmette il patogeno a quest’ultimo.

Quali sono le malattie virali trasmesse da topi e ratti e che rischi comportano per l’uomo?

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Topi e ratti possono essere serbatoi di numerose malattie infettive virali, o possono contribuire direttamente all’infezione all’uomo e agli altri animali. Conoscere le possibili malattie dei topi e ratti è utile a comprendere gli effettivi rischi che possono derivare dall’entrare in contatto con questi animali. Vediamo alcune delle malattie che possono causare:

 

Encefalite da zecche

Le zecche della famiglia Ixodidae sono i vettori di questa zoonosi, il cui agente eziologico è il virus dell’encefalite da zecche. Varie specie di topi e ratti, specialmente selvatiche, fungono da serbatoio per questo virus. Negli esseri umani, la malattia è caratterizzata da due fasi e può culminare in meningite, encefalite o meningoencefalite, arrivando a derterminare la morte nell’1-2% dei casi.

In Italia la patologia è diffusa in Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli.

 

Sindromi da Arenavirus

Le sindromi da Arenavirus sono zoonosi causate da virus detti, appunto, Arenavirus. Questi patogeni sono quasi tutti associati ad una o più specie di roditori della famiglia Muridae, e le varie specie di topi e ratti infette non sembrano mostrare alcuna sintomatologia. Gli esseri umani possono venire infettati da Arenavirus in seguito a contatto con feci o urine di topi e ratti infetti.

La sindrome da Arenavirus più diffusa in Europa è la coriomeningite linfocitaria, che può presentarsi in forma non grave oppure arrivare a causare lesioni al sistema nervoso centrale, risultando addirittura letale.

 

Sindromi da Hantavirus

I principali animali in grado di trasmettere gli Hantavirus, agenti eziologici delle sindromi da Hantavirus, sono i roditori. La trasmissione all’uomo avviene principalmente in seguito a contatto con escrementi ed escreti di topi e ratti infetti, o per inalazione di aerosol. Sono segnalati casi, seppur rari, di persone infettate da Hantavirus in seguito a morsi di topi e ratti infetti.

Come per gli Arenavirus, i topi e i ratti non sembrano mostrare sintomi dell’infezione, e sembra che i in alcune specie di topi e ratti, come il ratto delle chiaviche, i maschi siano più infetti delle femmine, facendo così ipotizzare una trasmissione del virus tra roditori durante i combattimenti. 

Negli esseri umani si possono verificare due sindromi, una a carico dei reni e una a carico dei polmoni. Le sindromi da Hantavirus sono zoonosi gravi e potenzialmente mortali, caratterizzate da una lunga convalescenza prima di ottenere un completo recupero nel paziente.

Quali sono le malattie batteriche trasmesse da topi e ratti e che rischi comportano per l’uomo?

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Numerosi batteri vivono in associazione con topi e ratti e con insetti vettori associati a questi ultimi. Passiamo in rassegna le più importanti malattie determinate da questi batteri:

 

Peste

La peste è certamente una delle zoonosi più famose e quella che ha causato il maggior numero di morti nel corso della nostra storia. L’agente della patologia è il batterio Yersinia pestis, origniariamente associato ad alcune specie di marmotta dell’Asia centrale. Il batterio venne a contatto con il ratto nero, il cui areale era in forte espansione sfruttando le rotte commerciali umane, e la patologia si diffuse in Asia, Medio Oriente, Europa e Nord Africa, arrivando a causare 250 milioni di morti a metà del 1300.

I roditori sono i serbatoi di Yersinia pestis, che viene in contatto con l’uomo mediante il vettore Xenopsylla cheopis, una pulce che si nutre del sangue di roditori e uomo. La malattia può evolvere nelle forma bubbonica, setticemica e polmonare, e può risultare mortale se non trattata.

Attualmente la peste è molto meno diffusa ed è limitata all’estreo oriente e alle zone tropicali. L’ultimo caso in Italia si è verificato a Taranto nel 1945.

Malattia di Lyme

La malattia di Lyme o borreliosi è una patologia causata dal batterio Borrelia burgdorferi, trasmessa all’uomo da zecche infette. Varie specie di topi e ratti possono fungere da serbatoio per il batterio. I sintomi inziali della patologia consistono in infiammazione e comparsa di un eritema migrante, per poi evolversi, se la patologia non è sottoposta a trattamento, in artriti e problematiche al sistema nervoso e cardiocircolatorio.

Nel nostro Paese la malattia è diffusa principalmente nella parte settentrionale, e il periodo in cui è presente il maggiore rischio di infezione è rappresentato dalla primavera e dall’autunno.

 

Salmonellosi

Il ruolo delle varie specie di topi e ratti nella trasmissione della salmonellosi non è del tutto chiaro. Questa zoonosi, il cui agente patogeno è il batterio Salmonella enteridis, è sicuramente veicolata dai topi e dai ratti, ma sembra che questi ultimi fungano da serbatoio solo quando la carica batterica nell’ambiente è già elevata. Le varie specie di topi e ratti, in ogni caso, sono considerati tra i principali vettori della salmonellosi.

La malattia si contrae generalmente venendo in contatto con alimenti contaminati. I sintomi più comuni sono rappresentati da febbre, vomito e diarrea.

Quali sono le malattie determinate da protozoi trasmesse da topi e ratti e che rischi comportano per l’uomo?

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I protozoi sono microorganismi unicellulari eucarioti, lontanamente imparentati con gli animali. Numerose specie possono infettare topi e ratti e, direttamete tramite questi ultimi o tramite un insetto vettore, raggiungere gli esseri umani e determinare malattie. Vediamone qualche esempio:

 

Toxoplasmosi

La toxoplasmosi è una zoonosi diffusa in tutto il mondo, il cui agente eziologico è il protozoo Toxoplasma gondii.

Questo parassita è caratterizzato da un ciclo vitale molto complesso che coinvolge diverse specie di animali vertebrati. Numerose specie di topi e ratti rivesto un ruolo importante come serbatoio, tra cui il ratto delle chiaviche, il il ratto nero ed il topolino domestico. Quando l’infezione colpisce i topi e i ratti, il parassita ne modifica il comportamento, arrivando a facilitare gli incontri di questi ultimi con i gatti, che sono l’ospite definitivo del patogeno. 

L’infezione da Toxoplasma gondii si contrae ingerendo carne cruda o poco cotta, specialmente di maiale. La malattia presenta una sintomatologia simile quella dell’influenza, ma i rischi maggiori sono a carico delle donne in stato di gravidanza, dove il patogeno può infettare il feto e causare problematiche anche gravi, fino ad arrivare all’aborto.

 

Criptosporidiosi

Il protozoo Cryptosporidium parvum è l’agente eziologico della zoonosi nota come criptosporidiosi. Questo patogeno, che si trova nell’intestino di numerose specie di animali sia domestiche che selvatiche, contamina le acque venendo diffuso nell’ambiente tramite oocisti.

Le specie di topi e ratti commensali, quali il ratto dele chiaviche, rivestono un ruolo importante nella trasmissione del patogeno, sia all’uomo che agli animali domestici. Il principale sintomo è rappresentato dalla diarrea.

 

Leishmaniosi

La leishmaniosi è una zoonosi a grande distribuzione  e presente anche nel bacino del mediterraneo, Italia compresa. L’agente eziologico è rappresentato dai protozoi del genere Leishmania, che viene veicolato in uomini e animali in seguito al morso di flebotomi (detti comunemente “pappataci”) infetti. La malattia, nota principlamente perché si presenta nei canidi, può assumere diverse forme nell’uomo (cutanea, mucocutanea, viscerae) a seconda della specie di Leishmania coinvolta.

Varie specie di topi e ratti commensali possono fungere da serbatoio per il protozoo, e sono stati osservati ratti neri, ratti delle chiaviche e topolini domestici infetti.

 

Come è possibile limitare e prevenire i rischi sanitari connessi alla presenza di topi e ratti?

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Un efficace servizio di di disinfestazione e derattizzazione è necessario per limitare e prevenire i rischi sanitari che la presenza di topi e ratti comporta. 

Biosistemi si avvale solo di tecnici esperti, in gradi di fornire una corretta identificazione delle varie specie di topi e ratti. Essere in grado di identificare le varie specie di topi e ratti permette un approccio sostenibile, efficace e sicuro dal punto di vista igienico-sanitario. Clicca qui per saperne di più sui nostri servizi di disinfestazione e derattizzazione.

 

Conclusione

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Dopo aver spiegato le varie malattie che possono essere trasmesse dai topi speriamo di aver contribuito nel porre la giusta attenzione ai rischi che possono causare. La sicurezza e la prevenzione sono elementi fondamentali per ridurre rischi di trasmissioni di malattie da topi e ratti. Una corretta disinfestazione e derattizzazione, se eseguita in tempo, risulta fondamentale per prevenire danni o rischi futuri.

Il servizio di derattizzazione offerto da Biosistemi interessa principalmente tre specie di topi e ratti: il ratto delle chiaviche, il ratto nero ed il topolino domestico. Questi animali appartengono alla famiglia dei Muridi, che comprende oltre 800 specie tra topi propriamente detti, ratti e gerbilli. Passiamo ora in rassegna le caratteristiche principali delle tre specie di roditori Muridi che Biosistemi incontra maggiormente durante le operazioni di derattizzazione.

 

 

Muridi: caratteristiche

Le specie appartenenti alla famiglia dei Muridi sono accomunate da una serie di caratteristiche morfologiche peculiari: occhi ed orecchie sviluppate, coda sottile, lunga e ricoperta da pochi peli, piccole dimensioni, cranio appiattito di forma quadrangolare, e una coppia di incisivi a crescita continua per entrambe le arcate dentarie.

I Muridi hanno una distribuzione sostanzialmente cosmopolita, e si trovano in tutto il pianeta ad eccezione dell’Antartide e di alcune isole dell’Oceania. Nel corso della loro evoluzione, hanno colonizzato tutti i tipi di habitat, dalle foreste tropicali alle tundre, passando per gli insediamenti urbani; pertanto, diverse specie appartenenti a questa famiglia di roditori rivestono un ruolo sensibilmente importante sia a livello economico che sanitario per gli esseri umani.

Il successo di queste specie di topi e ratti è da attribuire principalmente a due aspetti della loro biologia. In primo luogo, sono caratterizzati da un’elevata capacità riproduttiva: le femmine sono in grado di riprodursi molto precocemente e possono produrre cucciolate numerose ad intervalli di tempo brevi. Inoltre, la dieta dei Muridi è estremamente generalista e poco specializzata, aspetto che consente a questi animali di poter massimizzare lo sfruttamento di qualsiasi risorsa alimentare che incontrano nell’ambiente in cui si trovano.

Ratto delle chiaviche: Rattus Norvegicus

Rattus norvegicus (Berkenhout, 1796), comunemente noto come ratto delle chiaviche, surmolotto o pantegana, è la specie più diffusa del genere Rattus. Questo roditore è il più importante e problematico tra le specie di topi e ratti che Biosistemi affronta durante le operazioni di disinfestazione e derattizzazione.

ratto delle chiaviche

Immagine di ratto delle chiaviche

Caratteristiche fisiche

Questo roditore è caratterizzato da un corpo piriforme ed orecchie ed occhi piccoli in proporzione alla testa, con mantello di colore marrone o marrone-grigiastro. I ratti delle chiaviche sono lunghi mediamente 40 cm, con la coda lunga meno della metà del corpo, e pesano fino a 500g. Segnalazioni di individui più grandi possono essere ricondotte ad un’errata identificazione o alla confusione con altre specie di roditori come nutria o topo muschiato. Avere immagini di topi scattate in maniera nitida non è facile, essendo animali che hanno poco contatto con l’uomo.

Dove si trova?

Diversamente da quanto si possa dedurre dal suo nome scientifico, il ratto delle chiaviche è originario dell’Asia orientale. Il roditore si è diffuso in Europa dal XVI secolo, probabilmente attraverso i traffici commerciali con l’Oriente. È oggi presente quasi ovunque nel mondo, ad eccezione di alcune aree come l’Antartide. L’appellativo “norvegicus” fu attribuito da Berkenhout, un naturalista britannico, nel 1796. Egli narrò come il roditore fosse arrivato in Inghilterra su navi che sventolavano la bandiera norvegese. Nel nostro Paese, è presente in tutte le regioni e nelle isole maggiori, oltre che nelle isole minori di Elba, Pianosa ed Ustica.

Nel proprio areale di origine, il ratto delle chiaviche è associato ad ambienti steppici, lontano dai grandi centri urbani. La specie però, in seguito alla colonizzazione dell’intero pianeta, è divenuta prettamente commensale dell’uomo. Abile scavatore e nuotatore, nelle aree urbane e suburbane si può rinvenire in una grande diversità di ambienti, come discariche, fogne (da cui il nome comune ratto delle chiaviche), scarpate ferroviarie e stradali, sponde di corsi d’acqua e raccolte di acque stagnanti, giardini e parchi urbani. La specie può penetrare anche in edifici, (attraverso percorsi adiacenti alle tubazioni di scarico, fori ed aperture mal sigillati, o porte mantenute aperte) dove ne colonizza quasi esclusivamente le parti inferiori. Il ratto delle chiaviche è presente anche nelle zone rurali, dove beneficia di fossi e canali di irrigazione e dell’abbondante disponibilità alimentare rappresentata da prodotti vegetali, derrate alimentari e mangimi di animali domestici. La presenza dei ratti delle chiaviche può essere individuata grazie alla presenza di escrementi, che sono più aggregati e disposti meno uniformemente rispetto a quelli del ratto nero, e presentano spesso estremità appuntite. Inoltre, erosioni su vari tipi di materiale e presenza di gallerie sono segni importanti per stabilire la presenza della specie.

Per maggiori informazioni sui pantegani, vi invitiamo alla lettura del nostro articolo sul ratto di fogna.

Comportamento

Prevalentemente notturno, questo roditore mostra picchi di attività nelle ore che seguono il tramonto e in quelle che precedono l’alba. I ratti delle chiaviche sono abili scavatori, in grado di realizzare gallerie sotterranee molto estese, con fori di uscita multipli. Il nido è ubicato all’interno delle gallerie. Oltre ad una grande abilità fossoria, gli individui appartenenti a questa specie sono in grado di nuotare per diverse ore: eclatante il caso di un singolo individuo che in Nuova Zelanda è stato osservato mentre nuotava per 400 m in mare aperto. Buon arrampicatore, il ratto delle chiaviche riesce a risalire le tubazioni caratterizzate da un diametro minore o uguale a 10 cm, puntellandosi sulle pareti dei tubi con le zampe posteriori; non è in grado però di arrampicarsi su superfici lisce o poco scabrose, ed è meno abile ad arrampicarsi rispetto alle altre specie di roditori commensali, come ad esempio il ratto nero.

Per maggiori informazioni sul topo in generale, vi invitiamo alla lettura del nostro articolo sulla guida completa di topi e ratti.

La specie vive in colonie composte da più gruppi familiari, formati da un maschio dominante e da una o più femmine. Ciascun gruppo familiare difende un territorio all’interno della colonia, e i maschi più forti occupano le aree più favorevoli in termini di risorse alimentari e di possibilità di rifugio; dispongono inoltre della precedenza, rispetto agli altri maschi, di accedere alle femmine in calore. Il periodo riproduttivo della specie può durare tutto l’anno, con le femmine in grado di riprodursi già dalle 8-12 settimane. La gestazione dura dai 20 ai 24 giorni, al termine dei quali vengono alla luce dai 6 ai 9 piccoli. Le femmine di ratto delle chiaviche sono in grado di accoppiarsi nuovamente subito dopo aver partorito (estro post partum) e in un anno si verificano fino a 5 parti per anno, nonostante la possibilità teorica di 13 parti all’anno. I ratti delle chiaviche, in condizioni naturali, vivono fino a 18 mesi.

Caratterizzato da un ampio spettro alimentare, il ratto delle chiaviche è in grado di adattarsi alle disponibilità di risorse trofiche più disparate. In natura si nutre di piante (parti verdi, radici, frutti, semi), di invertebrati (insetti e molluschi) e anche di piccoli vertebrati (anfibi, altri roditori ed insettivori), sia vivi che già morti. In ambiente urbanizzato, è in grado di sfruttare derrate alimentari di origine vegetale (sia destinate ad uso umano che zootecnico), mangimi e rifiuti. Nelle fogne, invece, qualsiasi tipologia di sostanza organica può venire utilizzata.

Importanza economica ed igienico-sanitaria

La grande versatilità ecologica del ratto delle chiaviche e la vicinanza all’uomo in termini di convivenza da commensale fanno sì che la specie rivesta una grande importanza economica ed igenico-sanitaria, al pari di altre specie di topi e ratti. Questo roditore può arrecare gravi danni economici in agricoltura, dove può attaccare sia le colture in pieno campo che le derrate alimentari. Negli stabilimenti industriali, può danneggiare le strutture, distruggere gli imballaggi, e sottrarre e/o contaminare (con peli ed escrementi) la produzione. Inoltre, la specie è implicata nella trasmissione di numerose ed importanti zoonosi sia per gli esseri umani che per gli animali domestici. Essendo stato combattuto dall’uomo sin dal suo arrivo in Europa, mediante l’utilizzo di rodenticidi la specie è stata sottoposta ad una pressione selettiva che ha selezionato individui resistenti a numerosi anticoagulanti, sia di prima che di seconda generazione.

 

Ratto nero: Rattus Rattus

Il ratto nero o ratto comune o ratto dei tetti, il cui nome scientifico è Rattus rattus (Linnaeus, 1758), è un’altra delle tre specie di topi e ratti di cui Biosistemi si occupa durante le pratiche di derattizzazione e disinfestazione.

ratto nero

Immagine ratto nero

Caratteristiche fisiche

I ratti neri sono animali agili e snelli, caratterizzati da un muso appuntito con occhi e orecchie grandi e coda più lunga delle dimensioni testa-corpo. Il mantello può essere di tre colorazioni: nero, marrone-grigio e bianco crema. Questo roditore non supera di norma i 350 g di peso ed è lungo in media 15-24 cm.

Dove si trova?

Anch’esso originario dell’Asia come il ratto delle chiaviche, ha colonizzato l’intero pianeta, probabilmente a partire dalla penisola indiana, grazie al trasporto involontario dell’uomo. Prima diffusasi nel vicino oriente ed in Egitto, la specie ha poi espanso il proprio areale in Europa attraverso l’Impero Romano, raggiungendo la Gran Bretagna nel I secolo a.C. La diffusione del ratto nero in tutto il mondo è in seguito avvenuta grazie alle popolazioni europee.

Tuttavia, in America meridionale e in Australia la specie è limitata alle zone costiere, ed in generale è stata soppiantata nelle zone più fredde del pianeta dal ratto delle chiaviche. In Italia il ratto nero è diffuso in tutto il territorio nazionale, comprese isole maggiori e minori. Nei paesi del Mediterraneo, tra cui il nostro Paese, predilige le aree costiere e collinari, mentre nelle zone montuose di tali paesi e in nazioni dal clima continentale si può rinvenire solitamente soltanto all’interno di edifici di origine umana.

Il ratto nero sopravvive sia allo stato selvatico (in pinete, macchie litoranee e boschi mesofili) che come specie commensale. In ambito sinantropico, la specie è presente in giardini, parchi urbani ed edifici; in questi ultimi, a differenza del ratto delle chiaviche, tende a colonizzare le parti alte come tetti, terrazzi e soffitte, accedendovi da fessure, aperture, e finestre lasciate aperte: da qui una delle sue denominazioni comuni, ovvero ratto dei tetti.

La presenza del ratto nero in ambienti umani può essere confermata attraverso l’osservazione degli escrementi, che sono di forma ovale o sub-cilindrica, e meno appuntiti di quelli del ratto delle chiaviche. Gli individui appartenenti a questa specie lasciano nell’ambiente più accumuli di cibo rispetto al ratto delle chiaviche, da cui si differenziano anche per scavare meno gallerie sotterranee.

Comportamento

Abilissimo arrampicatore, il ratto nero è caratterizzato da una spiccata attitudine arboricola. Cavi e rami sospesi, pareti rocciose, scogliere, e parti elevate di edifici non sono problematici da attraversare o da raggiungere, mediante la capacità di bilanciamento ottenuta grazie alla coda. Non è associato all’acqua quanto il ratto delle chiaviche, nonostante sia in grado di nuotare bene. Questo roditore è notturno ma può essere attivo anche di giorno in condizioni di alta densità di popolazione.

L’organizzazione sociale del ratto nero è stata meno studiata rispetto a quella del ratto delle chiaviche. La specie vive in gruppi familiari caratterizzati da rapporti di gerarchia in entrambi i sessi. Le femmine, dopo una gestazione di 21-23 giorni, partoriscono generalmente da 5 a 8 piccoli in un periodo che va da febbraio a novembre, sebbene in condizioni favorevoli dal punto di vista climatico la riproduzione possa protrarsi per tutto il periodo dell’anno. Raggiungono la maturità sessuale ad un’età compresa tra le 12 alle 16 settimane e possono partorire da 3 a 5 volte l’anno.

A livello di fabbisogno alimentare, il ratto nero è onnivoro, con una maggiore preferenza per cibi di origine vegetale rispetto al ratto delle chiaviche. Cereali, frutta, verdura, e qualsiasi tipo di derrata possono venire sfruttati come alimento in ambienti umani, mentre le popolazioni allo stato selvatico prediligono frutti e semi di piante arbustive o arboree. Tuttavia, molluschi, artropodi, e piccoli vertebrati vengono consumati dalla specie. Nel periodo invernale le cortecce di albero rivestono un ruolo importante nell’alimentazione del ratto nero.

Importanza economica ed igienico-sanitaria

Come il ratto delle chiaviche e altre specie di topi e ratti, questo Muride riveste una notevole importanza economico e igenico-sanitaria. Difficile da combattere vista l’oggettiva difficoltà di installare trappole in ambienti sopraelevati dove spesso si rinviene, il ratto nero può causare danni sia in agricoltura che in industria. Frutti di piante arboree, piante ornamentali, coltivazioni in serra e derrate possono essere danneggiate dalla specie.

Per maggiori informazioni sul ratto, vi invitiamo alla lettura del nostro articolo sulla guida completa di topi e ratti.

Gli animali non sono esenti da minacce da parte del ratto nero, in quanto questo roditore può sottrarre o contaminare il mangime ad essi destinato, o trasmettere ad essi pericolose zoonosi. Per quanto riguarda questo ultimo aspetto, basti pensare che il ratto nero è l’ospite preferenziale della pulce del ratto orientale (Xenopsylla cheopis) che a sua volta è il vettore del batterio Yersinia pestis, agente eziologico della peste.

Topolino domestico: Mus Musculus Domesticus

Il topolino comune, ovvero Mus musculus domesticus (Linnaeus, 1758) è chiamato anche topolino domestico per differenziarlo dal topo selvatico (Apodemus sylvaticus) e dal topo di campagna (Microtus arvalis). E’ l’ultima delle tre specie di topi e ratti che tratteremo in questo articolo.

topolino domestico

Immagine di un topolino domestico, Mus Musculus domesticus

Caratteristiche fisiche

E’ la più piccola delle tre specie di Muridi che Biosistemi incontra durante gli interventi di derattizzazione: ha una lunghezza testa-corpo che va dai 6.5 cm agli 11 cm, mentre la coda arriva a misurare fino a 9.5 cm.  Il peso si aggira intorno ai 12-24 grammi. Di colorazione dorsalmente bruno-grigiastra e ventralmente grigia, ha occhi ed orecchie mediamente sviluppati.

La tassonomia di questa specie è molto intricata e sono ancora presenti opinioni discordanti tra gli specialisti. Attualmente sono riconosciute tre sottospecie: Mus musculus castaneus, diffuso nel Sud-est asiatico, Mus musculus musculus, diffuso in Europa centro-orientale, e Mus musculus domesticus, diffuso in Europa sud-occidentale, e quindi anche in Italia.

Dove si trova?

Originaria come il ratto delle chiaviche e il ratto nero dell’Asia, probabilmente il centro di origine della specie è identificabile nelle steppe presenti tra l’Iran e il Sud-ovest della Russia. La presenza del topolino domestico è accertata nei primi insediamenti nella Mesopotamia, mentre il bacino del Mediterraneo è stato colonizzato 4000 anni fa. Ora la specie, complici gli spostamenti umani, è da ritenersi cosmopolita, e tuttora in espansione, per esempio in alcune isole antartiche. In Italia il topolino domestico è presente su tutto il territorio nazionale, comprese diverse isole minori rendendolo un topo comune.

Originariamente abitante di steppe e aree rocciose nel suo ambiente naturale, ora è considerabile, al pari delle due specie di ratto precedentemente trattate, una specie sinantropica. Nel nostro Paese, popolazioni selvatiche sussistono in aree litoranee, mentre le popolazioni commensali sopravvivono in qualsiasi tipologia di ambiente umano, dalle zone rurali alle grandi aree urbanizzate. Viste le ridotte dimensioni, questo roditore può penetrare all’interno di edifici anche attraverso le più piccole fessure ed intercapedini, e visto che se minacciato tende a non abbandonare il proprio nascondiglio, può essere inavvertitamente trasportato da un edificio all’altro se presente in contenitori e/o imballaggi. Il segno più comune di un’infestazione di topolino domestico è la presenza di numerosi escrementi di piccole dimensioni, caratterizzati da un tipico odore pungente.

Comportamento

Il topolino domestico è una specie prevalentemente notturna, ma nelle zone più oscure o indisturbate degli ambienti umani può essere attiva anche di giorno. È in grado di scalare qualsiasi superficie, anche verticale, se caratterizzata almeno da qualche scabrosità.

A differenza dei ratti, estremamente neofobici, il topolino domestico presenta un’innata curiosità, caratteristica questa che lo porta ad interagire con nuovi oggetti e nuove fonti di cibo.

La specie presenta un’organizzazione sociale caratterizzata dalla presenza di gruppi familiari detti “demi”, dove sono presenti un maschio dominante, alcuni maschi subordinati, da 2 a 5 femmine, e numerosi piccoli. La maturità sessuale viene raggiunta tra le 8 e le 10 settimane, con femmine caratterizzate da estro post partum. Vengono partoriti 4-8 piccoli per parto, e il numero di parti per anno va dai 5 ai 10.  La riproduzione, se le condizioni termiche si mantengono favorevoli, può protrarsi per tutto l’anno. La gestazione dura 19-20 giorni.

Una notevole plasticità trofica rende questo roditore virtualmente adattabile a qualsiasi risorsa alimentare: semi di Graminacee e cereali rappresentano gli alimenti favoriti, ma anche materiali quali cera e sapone arrivano ad essere consumati dal topolino domestico. Il cibo di origine animale è generalmente costituito da insetti.

Importanza economica ed igienico-sanitaria

Il topolino domestico riveste grande importanza, come altre specie di topi e ratti, sia a livello economico che igenico-sanitario. A livello economico, i principali danni si riscontrano in ambito industriale piuttosto che in ambito agricolo. In ambiente rurale questa specie raramente riesce a raggiungere densità tali da causare danni significativi. Nelle industrie può arrecare danni alle derrate e, rispetto ai ratti, il topolino domestico causa danni che eccedono di molto il proprio fabbisogno alimentare: in virtù della sua quasi mancanza di comportamenti neofobici, infatti, tenderà, per esempio, ad attaccare più unità dello stesso prodotto, causando un danno significativo. In ambito zootecnico invece può causare danni decurtando i mangimi destinati agli animali da reddito e trasmettendo a questi ultimi numerose patologie.

Conclusione

Per i servizi di disinfestazione e derattizzazione, Biosistemi si avvale solo di tecnici esperti, in gradi di fornire una corretta identificazione delle varie specie di topi e ratti. Essere in grado di identificare le varie specie di topi e ratti permette un approccio sostenibile, efficace e sicuro dal punto di vista igienico-sanitario. Questi topi e ratti presentati in questo articolo, non sono da intendere come topi domestici, che sono altri tipi di topi che non trattiamo nei nostri servizi di derattizzazione.

Per maggiori immagini di topo e altre informazioni, vi consigliamo la lettura dell’articolo sulle feci di topo e ratti.

 

I servizi di disinfestazione sono servizi specialistici per risolvere in maniera efficace problemi quali infestazioni di formiche, zanzare, blatte, scarafaggi, tarli e roditori. Questi, oltre ad essere fastidiosi in diversi momenti dell’anno, come ad esempio le zanzare d’estate, posso causare danni alla salute dell’uomo, a bambini ed animali domestici. 

Nel corso di questo articolo, andremo ad approfondire i vari servizi di disinfestazione possibili, andando a dettagliare gli aspetti principali di ogni servizio, il momento dell’anno maggiormente idoneo ad effettuare un trattamento, sia preventivo che risolutivo, con i relativi benefici e svantaggi.

Dopo questo articolo, il mondo della disinfestazione non sarà più un mistero e sicuramente verranno sfatati alcuni luoghi comuni che caratterizzano la professione del disinfestatore.

 

 

 

Cosa significa “disinfestazione”?

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Con il termine “disinfestazione” si fa riferimento ad una serie di operazioni volte a prevenire, contenere o controllare un problema che ha come causa un’infestazione. Tale infestazione può essere causata da insetti, ratti, zanzare o vespe, che risultano dannosi per il proprio ambiente domestico o aziendale. La disinfestazione, quindi, definisce tutte quelle operazioni che tendono all’eliminazione e al controllo di parassiti, che possono essere insetti o roditori (topi e ratti).

 

Come si svolge un servizio di disinfestazione

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Nell’insieme dei servizi di disinfestazione sono racchiusi molti servizi, i quali spaziano dagli interventi di disinfestazione scarafaggi o zanzare, presso aree verdi (aziende, case o condomini), fino a servizi più evoluti come trattamento a microonde su travi in opera (disinfestazione tarli sostenibile). In senso stretto però è necessario effettuare una distinzione tra due termini spezzo usati impropriamente. La disinfestazione si riferisce alla lotta contro gli insetti ed al contempo, la derattizzazione definisce l’insieme delle operazioni per la gestione dei roditori. Nonostante ciò, il termine “disinfestazione”, per l’uso comune, indica in senso lato moltissimi diversi servizi, tra i quali:

I differenti servizi di disinfestazione seguono una prassi consolidata di preparazione ed intervento che comprendono una prima analisi dell’infestante (identificazione) ed una valutazione degli insetti al fine di evidenziare le cause e gli interventi necessari. 

  1. Sopralluogo e identificazione dell’insetto: Prassi fondamentale per un servizio di disinfestazione professionale

Prima dell’esecuzione di un servizio di disinfestazione, viene effettuato un sopralluogo tecnico al fine di identificare gli insetti problematici e le aree oggetto di infestazione. L’identificazione dell’infestante è centrale per la corretta esecuzione dei servizi di disinfestazione. Il nostro laboratorio di entomologia “BioLab” grazie alla notevole esperienza dei tecnici unita a strumentazioni all’avanguardia sarà al vostro servizio per riconoscere l’infestante e fornirvi la migliore soluzione. Un esempio è il microscopio digitale Keyence che permette ingrandimenti fino a x2000 con risoluzione a 4K.

Microscopio digitale Keyence con ingrandimento fino a x2000 con risoluzione a 4K

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Esistono migliaia di specie di insetti con cui conviviamo ogni giorno, alcuni di questi risultano essere pericolosi per la salute e l’igiene pubblica. Inoltre, la presenza di ospiti indesiderati può arrecare danni a strutture, materiali e all’immagine del cliente. Un esempio, sono i danni a cavi e quadri elettrici aziendali che possono causare interruzioni lavorative o seri danni economici. Tale situazione può essere prevenuta con un corretto monitoraggio dei vari infestanti in azienda.

Identificare e conoscere il ciclo vitale degli infestanti (zanzare, formiche, blatte, scarafaggi…) permette di effettuare una disinfestazione efficace che garantisca una sicurezza duratura degli ambienti.

  1. Offerta formale per una disinfestazione professionale

I preventivi sono differenti e personalizzati a seconda delle caratteristiche dell’insetto e del contesto nel quale è presente l’infestazione (case, ville, condomini e aziende). La personalizzazione dell’offerta è necessaria in quanto il servizio di disinfestazione si differenzia a seconda di numerose variabili. Tra queste soprattutto: il riconoscimento minuzioso dell’insetto, l’analisi approfondita del contesto ed il grado di intensità di intervento in base alla gravità di infestazione. Inoltre, vengono presi in considerazione anche i rischi associati alla disinfestazione. A tal proposito, l’analisi del rischio tiene la presenza di elementi sensibili come aree gioco, animali domestici, fiori e specie protette. Tali analisi saranno effettuate in accordo con le necessità del cliente. 

  1. Esecuzione servizio di disinfestazione

Dal momento dell’accettazione dell’offerta tecnico-economica, i nostri operatori specializzati saranno a vostra disposizione per organizzare l’intervento secondo le migliori tempistiche e disponibilità di orario.

I servizi di disinfestazione vengono effettuati da personale altamente qualificato e costantemente aggiornato sulle novità del settore e sulle migliori tecniche al fine di ridurre l’impatto ambientale. La sostenibilità rimane quindi al centro dei nostri servizi offerti, ed è comprovata dalla formazione continua e da una selezione attenta dei prodotti utilizzati.

  1. Conferma dell’efficacia

Biosistemi non vi abbandonerà fino alla completa risoluzione del problema. Il nostro personale, altamente qualificato, vi seguirà fino al momento in cui gli ambienti saranno sicuri e senza infestanti. I diversi servizi di disinfestazione hanno sempre una garanzia di efficacia che garantisce al cliente il miglior risultato possibile.

La nostra politica aziendale è quella di mettere al centro il cliente, offrendo servizi di alta qualità che garantiscano il successo e la sicurezza di persone, animali e dell’ambiente.

Perché chiamare un’azienda di disinfestazioni?

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Un’azienda di disinfestazioni professionale garantisce sicurezza per le persone, animali ed insetti utili (pronubi, impollinatori come le api). La migliore soluzione di disinfestazione deve tenere conto della sostenibilità delle operazioni e dell’impatto ambientale, partendo dalla scelta dei prodotti che abbiano un minore impatto ambientale. Il continuo utilizzo di insetticidi fai da te che non risolvono il problema risultano essere un pericolo per l’utilizzatore e le persone che le stanno accanto. 

L’esperienza ed una approfondita conoscenza delle direttive e limitazioni da etichetta risultano essere centrali nella corretta applicazione dei prodotti. Inoltre, un intervento incisivo e tempestivo da parte di una azienda specializzata permette di evitare danni provocati dagli infestanti, i quali possono essere d’immagine, merceologici, strutturali e sanitari.

Affidarsi ad una azienda specializzata è la migliore soluzione perché conoscono gli insetti problematici del territorio (formiche, zanzare, blatte e scarafaggi) e le migliori tecniche di disinfestazione. 

Quali sono i rischi della disinfestazione?

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I rischi legati ai servizi di disinfestazioni vengono gestiti in maniera attenta e professionale. Infatti, gli interventi sono effettuati da personale specializzato, e i prodotti impiegati (registrati presso il ministero della salute), sono scelti in una formulazione evoluta, che minimizza l’impatto chimico.

Ad ogni servizio di disinfestazione vengono  fornite tutte le indicazioni necessarie per lo svolgimento delle operazioni in sicurezza per una miglior tutela delle persone residenti, a partire dai bambini, ed inclusi gli animali domestici.

 

Conclusione

In caso di infestazioni importanti o in uno stato iniziale, per il risolvere il problema, il nostro consiglio è di affidarsi sempre ad un’azienda specializzata in servizi di disinfestazione e derattizzazione per poter attenuare i rischi di infestazioni future.