Quali sono le specie di topi e ratti più comuni?

Introduzione: le specie di topi e ratti più comuni

Le operazioni di derattizzazione offerte da Biosistemi interessano principalmente tre specie di topi e ratti: il ratto delle chiaviche, il ratto nero ed il topolino domestico.

Questi animali appartengono alla famiglia dei Muridi, che comprende oltre 800 specie tra topi propriamente detti, ratti e gerbilli. Le specie appartenenti a questa famiglia sono accomunate da una serie di caratteristiche morfologiche peculiari: occhi ed orecchie sviluppate, coda sottile, lunga e ricoperta da pochi peli, piccole dimensioni, cranio appiattito di forma quadrangolare, e una coppia di incisivi a crescita continua per entrambe le arcate dentarie.

I Muridi hanno una distribuzione sostanzialmente cosmopolita, e si trovano in tutto il pianeta ad eccezione dell’Antartide e di alcune isole dell’Oceania. Nel corso della loro evoluzione, hanno colonizzato tutti i tipi di habitat, dalle foreste tropicali alle tundre, passando per gli insediamenti urbani; pertanto, diverse specie appartenenti a questa famiglia di roditori rivestono un ruolo sensibilmente importante sia a livello economico che sanitario per gli esseri umani.

Il successo di queste specie di topi e ratti è da attribuire principalmente a due aspetti della loro biologia. In primo luogo, sono caratterizzati da un’elevata capacità riproduttiva: le femmine sono in grado di riprodursi molto precocemente e possono produrre cucciolate numerose ad intervalli di tempo brevi. Inoltre, la dieta dei Muridi è estremamente generalista e poco specializzata, aspetto che consente a questi animali di poter massimizzare lo sfruttamento di qualsiasi risorsa alimentare che incontrano nell’ambiente in cui si trovano.

Passiamo ora in rassegna le caratteristiche principali delle tre specie di roditori Muridi che Biosistemi incontra maggiormente durante le operazioni di derattizzazione.

 

Ratto delle chiaviche

Rattus norvegicus (Berkenhout, 1796), comunemente noto come ratto delle chiaviche, surmolotto o pantegana, è la specie più diffusa del genere Rattus. Questo roditore è il più importante e problematico tra le specie di topi e ratti che Biosistemi affronta durante le operazioni di disinfestazione e derattizzazione.

ratto delle chiaviche

Caratteristiche fisiche

Questo roditore è caratterizzato da un corpo piriforme ed orecchie ed occhi piccoli in proporzione alla testa, con mantello di colore marrone o marrone-grigiastro. I ratti delle chiaviche sono lunghi mediamente 40 cm, con la coda lunga meno della metà del corpo, e pesano fino a 500g. Segnalazioni di individui più grandi possono essere ricondotte ad un’errata identificazione o alla confusione con altre specie di roditori come nutria o topo muschiato.

Dove si trova?

Diversamente da quanto si possa dedurre dal suo nome scientifico, il ratto delle chiaviche è originario dell’Asia orientale. Il roditore si è diffuso in Europa dal XVI secolo, probabilmente attraverso i traffici commerciali con l’Oriente. È oggi presente quasi ovunque nel mondo, ad eccezione di alcune aree come l’Antartide. L’appellativo “norvegicus” fu attribuito da Berkenhout, un naturalista britannico, nel 1796. Egli narrò come il roditore fosse arrivato in Inghilterra su navi che sventolavano la bandiera norvegese. Nel nostro Paese, è presente in tutte le regioni e nelle isole maggiori, oltre che nelle isole minori di Elba, Pianosa ed Ustica.

Nel proprio areale di origine, il ratto delle chiaviche è associato ad ambienti steppici, lontano dai grandi centri urbani. La specie però, in seguito alla colonizzazione dell’intero pianeta, è divenuta prettamente commensale dell’uomo. Abile scavatore e nuotatore, nelle aree urbane e suburbane si può rinvenire in una grande diversità di ambienti, come discariche, fogne (da cui il nome comune ratto delle chiaviche), scarpate ferroviarie e stradali, sponde di corsi d’acqua e raccolte di acque stagnanti, giardini e parchi urbani. La specie può penetrare anche in edifici, (attraverso percorsi adiacenti alle tubazioni di scarico, fori ed aperture mal sigillati, o porte mantenute aperte) dove ne colonizza quasi esclusivamente le parti inferiori. Il ratto delle chiaviche è presente anche nelle zone rurali, dove beneficia di fossi e canali di irrigazione e dell’abbondante disponibilità alimentare rappresentata da prodotti vegetali, derrate alimentari e mangimi di animali domestici. La presenza dei ratti delle chiaviche può essere individuata grazie alla presenza di escrementi, che sono più aggregati e disposti meno uniformemente rispetto a quelli del ratto nero, e presentano spesso estremità appuntite. Inoltre, erosioni su vari tipi di materiale e presenza di gallerie sono segni importanti per stabilire la presenza della specie.

Comportamento

Prevalentemente notturno, questo roditore mostra picchi di attività nelle ore che seguono il tramonto e in quelle che precedono l’alba. I ratti delle chiaviche sono abili scavatori, in grado di realizzare gallerie sotterranee molto estese, con fori di uscita multipli. Il nido è ubicato all’interno delle gallerie. Oltre ad una grande abilità fossoria, gli individui appartenenti a questa specie sono in grado di nuotare per diverse ore: eclatante il caso di un singolo individuo che in Nuova Zelanda è stato osservato mentre nuotava per 400 m in mare aperto. Buon arrampicatore, il ratto delle chiaviche riesce a risalire le tubazioni caratterizzate da un diametro minore o uguale a 10 cm, puntellandosi sulle pareti dei tubi con le zampe posteriori; non è in grado però di arrampicarsi su superfici lisce o poco scabrose, ed è meno abile ad arrampicarsi rispetto alle altre specie di roditori commensali, come ad esempio il ratto nero.

La specie vive in colonie composte da più gruppi familiari, formati da un maschio dominante e da una o più femmine. Ciascun gruppo familiare difende un territorio all’interno della colonia, e i maschi più forti occupano le aree più favorevoli in termini di risorse alimentari e di possibilità di rifugio; dispongono inoltre della precedenza, rispetto agli altri maschi, di accedere alle femmine in calore. Il periodo riproduttivo della specie può durare tutto l’anno, con le femmine in grado di riprodursi già dalle 8-12 settimane. La gestazione dura dai 20 ai 24 giorni, al termine dei quali vengono alla luce dai 6 ai 9 piccoli. Le femmine di ratto delle chiaviche sono in grado di accoppiarsi nuovamente subito dopo aver partorito (estro post partum) e in un anno si verificano fino a 5 parti per anno, nonostante la possibilità teorica di 13 parti all’anno. I ratti delle chiaviche, in condizioni naturali, vivono fino a 18 mesi.

Caratterizzato da un ampio spettro alimentare, il ratto delle chiaviche è in grado di adattarsi alle disponibilità di risorse trofiche più disparate. In natura si nutre di piante (parti verdi, radici, frutti, semi), di invertebrati (insetti e molluschi) e anche di piccoli vertebrati (anfibi, altri roditori ed insettivori), sia vivi che già morti. In ambiente urbanizzato, è in grado di sfruttare derrate alimentari di origine vegetale (sia destinate ad uso umano che zootecnico), mangimi e rifiuti. Nelle fogne, invece, qualsiasi tipologia di sostanza organica può venire utilizzata.

Importanza economica ed igienico-sanitaria

La grande versatilità ecologica del ratto delle chiaviche e la vicinanza all’uomo in termini di convivenza da commensale fanno sì che la specie rivesta una grande importanza economica ed igenico-sanitaria, al pari di altre specie di topi e ratti. Questo roditore può arrecare gravi danni economici in agricoltura, dove può attaccare sia le colture in pieno campo che le derrate alimentari. Negli stabilimenti industriali, può danneggiare le strutture, distruggere gli imballaggi, e sottrarre e/o contaminare (con peli ed escrementi) la produzione. Inoltre, la specie è implicata nella trasmissione di numerose ed importanti zoonosi sia per gli esseri umani che per gli animali domestici. Essendo stato combattuto dall’uomo sin dal suo arrivo in Europa, mediante l’utilizzo di rodenticidi la specie è stata sottoposta ad una pressione selettiva che ha selezionato individui resistenti a numerosi anticoagulanti, sia di prima che di seconda generazione.

 

Ratto nero

Il ratto nero o ratto comune o ratto dei tetti, il cui nome scientifico è Rattus rattus (Linnaeus, 1758), è un’altra delle tre specie di topi e ratti di cui Biosistemi si occupa durante le pratiche di derattizzazione e disinfestazione.

ratto nero

Caratteristiche fisiche

I ratti neri sono animali agili e snelli, caratterizzati da un muso appuntito con occhi e orecchie grandi e coda più lunga delle dimensioni testa-corpo. Il mantello può essere di tre colorazioni: nero, marrone-grigio e bianco crema. Questo roditore non supera di norma i 350 g di peso ed è lungo in media 15-24 cm.

Dove si trova?

Anch’esso originario dell’Asia come il ratto delle chiaviche, ha colonizzato l’intero pianeta, probabilmente a partire dalla penisola indiana, grazie al trasporto involontario dell’uomo. Prima diffusasi nel vicino oriente ed in Egitto, la specie ha poi espanso il proprio areale in Europa attraverso l’Impero Romano, raggiungendo la Gran Bretagna nel I secolo a.C. La diffusione del ratto nero in tutto il mondo è in seguito avvenuta grazie alle popolazioni europee.

Tuttavia, in America meridionale e in Australia la specie è limitata alle zone costiere, ed in generale è stata soppiantata nelle zone più fredde del pianeta dal ratto delle chiaviche. In Italia il ratto nero è diffuso in tutto il territorio nazionale, comprese isole maggiori e minori. Nei paesi del Mediterraneo, tra cui il nostro Paese, predilige le aree costiere e collinari, mentre nelle zone montuose di tali paesi e in nazioni dal clima continentale si può rinvenire solitamente soltanto all’interno di edifici di origine umana.

Il ratto nero sopravvive sia allo stato selvatico (in pinete, macchie litoranee e boschi mesofili) che come specie commensale. In ambito sinantropico, la specie è presente in giardini, parchi urbani ed edifici; in questi ultimi, a differenza del ratto delle chiaviche, tende a colonizzare le parti alte come tetti, terrazzi e soffitte, accedendovi da fessure, aperture, e finestre lasciate aperte: da qui una delle sue denominazioni comuni, ovvero ratto dei tetti.

La presenza del ratto nero in ambienti umani può essere confermata attraverso l’osservazione degli escrementi, che sono di forma ovale o sub-cilindrica, e meno appuntiti di quelli del ratto delle chiaviche. Gli individui appartenenti a questa specie lasciano nell’ambiente più accumuli di cibo rispetto al ratto delle chiaviche, da cui si differenziano anche per scavare meno gallerie sotterranee.

Comportamento

Abilissimo arrampicatore, il ratto nero è caratterizzato da una spiccata attitudine arboricola. Cavi e rami sospesi, pareti rocciose, scogliere, e parti elevate di edifici non sono problematici da attraversare o da raggiungere, mediante la capacità di bilanciamento ottenuta grazie alla coda.

Non è associato all’acqua quanto il ratto delle chiaviche, nonostante sia in grado di nuotare bene.

Questo roditore è notturno ma può essere attivo anche di giorno in condizioni di alta densità di popolazione.

L’organizzazione sociale del ratto nero è stata meno studiata rispetto a quella del ratto delle chiaviche. La specie vive in gruppi familiari caratterizzati da rapporti di gerarchia in entrambi i sessi. Le femmine, dopo una gestazione di 21-23 giorni, partoriscono generalmente da 5 a 8 piccoli in un periodo che va da febbraio a novembre, sebbene in condizioni favorevoli dal punto di vista climatico la riproduzione possa protrarsi per tutto il periodo dell’anno. Raggiungono la maturità sessuale ad un’età compresa tra le 12 alle 16 settimane e possono partorire da 3 a 5 volte l’anno.

A livello di fabbisogno alimentare, il ratto nero è onnivoro, con una maggiore preferenza per cibi di origine vegetale rispetto al ratto delle chiaviche. Cereali, frutta, verdura, e qualsiasi tipo di derrata possono venire sfruttati come alimento in ambienti umani, mentre le popolazioni allo stato selvatico prediligono frutti e semi di piante arbustive o arboree. Tuttavia, molluschi, artropodi, e piccoli vertebrati vengono consumati dalla specie. Nel periodo invernale le cortecce di albero rivestono un ruolo importante nell’alimentazione del ratto nero.

Importanza economica ed igienico-sanitaria

Come il ratto delle chiaviche e altre specie di topi e ratti, questo Muride riveste una notevole importanza economico e igenico-sanitaria.

Difficile da combattere vista l’oggettiva difficoltà di installare trappole in ambienti sopraelevati dove spesso si rinviene, il ratto nero può causare danni sia in agricoltura che in industria. Frutti di piante arboree, piante ornamentali, coltivazioni in serra e derrate possono essere danneggiate dalla specie. Gli animali non sono esenti da minacce da parte del ratto nero, in quanto questo roditore può sottrarre o contaminare il mangime ad essi destinato, o trasmettere ad essi pericolose zoonosi. Per quanto riguarda questo ultimo aspetto, basti pensare che il ratto nero è l’ospite preferenziale della pulce del ratto orientale (Xenopsylla cheopis) che a sua volta è il vettore del batterio Yersinia pestis, agente eziologico della peste.

 

Topolino domestico

Il topolino comune, ovvero Mus musculus domesticus (Linnaeus, 1758) è chiamato anche topolino domestico per differenziarlo dal topo selvatico (Apodemus sylvaticus) e dal topo di campagna (Microtus arvalis). E’ l’ultima delle tre specie di topi e ratti che tratteremo in questo articolo.

topolino domestico

Caratteristiche fisiche

E’ la più piccola delle tre specie di Muridi che Biosistemi incontra durante gli interventi di derattizzazione: ha una lunghezza testa-corpo che va dai 6.5 cm agli 11 cm, mentre la coda arriva a misurare fino a 9.5 cm.  Il peso si aggira intorno ai 12-24 grammi. Di colorazione dorsalmente bruno-grigiastra e ventralmente grigia, ha occhi ed orecchie mediamente sviluppati.

La tassonomia di questa specie è molto intricata e sono ancora presenti opinioni discordanti tra gli specialisti. Attualmente sono riconosciute tre sottospecie: Mus musculus castaneus, diffuso nel Sud-est asiatico, Mus musculus musculus, diffuso in Europa centro-orientale, e Mus musculus domesticus, diffuso in Europa sud-occidentale, e quindi anche in Italia.

Dove si trova?

Originaria come il ratto delle chiaviche e il ratto nero dell’Asia, probabilmente il centro di origine della specie è identificabile nelle steppe presenti tra l’Iran e il Sud-ovest della Russia. La presenza del topolino domestico è accertata nei primi insediamenti nella Mesopotamia, mentre il bacino del Mediterraneo è stato colonizzato 4000 anni fa. Ora la specie, complici gli spostamenti umani, è da ritenersi cosmopolita, e tuttora in espansione, per esempio in alcune isole antartiche.

In Italia il topolino domestico è presente su tutto il territorio nazionale, comprese diverse isole minori rendendolo un topo comune.

Originariamente abitante di steppe e aree rocciose nel suo ambiente naturale, ora è considerabile, al pari delle due specie di ratto precedentemente trattate, una specie sinantropica. Nel nostro Paese, popolazioni selvatiche sussistono in aree litoranee, mentre le popolazioni commensali sopravvivono in qualsiasi tipologia di ambiente umano, dalle zone rurali alle grandi aree urbanizzate. Viste le ridotte dimensioni, questo roditore può penetrare all’interno di edifici anche attraverso le più piccole fessure ed intercapedini, e visto che se minacciato tende a non abbandonare il proprio nascondiglio, può essere inavvertitamente trasportato da un edificio all’altro se presente in contenitori e/o imballaggi.

Il segno più comune di un’infestazione di topolino domestico è la presenza di numerosi escrementi di piccole dimensioni, caratterizzati da un tipico odore pungente.

Comportamento

Il topolino domestico è una specie prevalentemente notturna, ma nelle zone più oscure o indisturbate degli ambienti umani può essere attiva anche di giorno. È in grado di scalare qualsiasi superficie, anche verticale, se caratterizzata almeno da qualche scabrosità.

A differenza dei ratti, estremamente neofobici, il topolino domestico presenta un’innata curiosità, caratteristica questa che lo porta ad interagire con nuovi oggetti e nuove fonti di cibo.

La specie presenta un’organizzazione sociale caratterizzata dalla presenza di gruppi familiari detti “demi”, dove sono presenti un maschio dominante, alcuni maschi subordinati, da 2 a 5 femmine, e numerosi piccoli. La maturità sessuale viene raggiunta tra le 8 e le 10 settimane, con femmine caratterizzate da estro post partum. Vengono partoriti 4-8 piccoli per parto, e il numero di parti per anno va dai 5 ai 10.  La riproduzione, se le condizioni termiche si mantengono favorevoli, può protrarsi per tutto l’anno. La gestazione dura 19-20 giorni.

Una notevole plasticità trofica rende questo roditore virtualmente adattabile a qualsiasi risorsa alimentare: semi di Graminacee e cereali rappresentano gli alimenti favoriti, ma anche materiali quali cera e sapone arrivano ad essere consumati dal topolino domestico. Il cibo di origine animale è generalmente costituito da insetti.

Importanza economica ed igienico-sanitaria

Il topolino domestico riveste grande importanza, come altre specie di topi e ratti, sia a livello economico che igenico-sanitario. A livello economico, i principali danni si riscontrano in ambito industriale piuttosto che in ambito agricolo. In ambiente rurale questa specie raramente riesce a raggiungere densità tali da causare danni significativi. Nelle industrie può arrecare danni alle derrate e, rispetto ai ratti, il topolino domestico causa danni che eccedono di molto il proprio fabbisogno alimentare: in virtù della sua quasi mancanza di comportamenti neofobici, infatti, tenderà, per esempio, ad attaccare più unità dello stesso prodotto, causando un danno significativo. In ambito zootecnico invece può causare danni decurtando i mangimi destinati agli animali da reddito e trasmettendo a questi ultimi numerose patologie.

 

Conclusione

Per i servizi di disinfestazione e derattizzazione, Biosistemi si avvale solo di tecnici esperti, in gradi di fornire una corretta identificazione delle varie specie di topi e ratti. Essere in grado di identificare le varie specie di topi e ratti permette un approccio sostenibile, efficace e sicuro dal punto di vista igienico-sanitario.