Pappataci, quali sono le caratteristiche di questi insetti e che rischi igienico-sanitari comporta la loro presenza?

Tra le varie e numerose specie di insetti che Biosistemi affronta durante le pratiche di disinfestazione, ci sono anche i flebotomi. Conosciuti generalmente come pappataci, questi piccoli insetti volatori sono di grande interesse igienico-sanitario, in quanto le femmine sono ematofaghe (ovvero si nutrono di sangue) e possono essere vettori di protozoi, virus e batteri potenzialmente pericolosi per la salute di uomini e animali. 

In questo articolo, approfondiamo la biologia, l’ecologia, l’importanza igienico-sanitaria e i metodi di prevenzione e controllo di questi insetti.

 

 

 

Caratteristiche e biologia dei pappataci

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I pappataci (anche chiamati flebotomi) sono piccoli insetti volatori appartenenti all’ordine dei ditteri, insetti dotati di un solo paio di ali membranose, ed imparentati quindi con mosche e zanzare.

Questi insetti, strettamente imparentati con le zanzare, appartengono alla sottofamiglia Phlebotominae, inclusa nella famiglia Psychodidae. Se ne contano più di 800 specie, che sono note con il termine inglese di “sand-flies”, per il loro tipico color giallo sabbia.

L’origine del termine “pappataci”, nome comune italiano con cui si indicano questi insetti, sembra derivare dal loro volo silenzioso, che non viene notato da chi viene punto (pappa=mangia – taci=in silenzio). Il nome venne usato da Scopoli nel 1786, mutuandolo dalle parlate del Nord Italia, quando descrisse l’insetto. Il nome scientifico “flebotomi” invece trae origine dalla professione dei flebotomi, ovvero coloro che praticavano i salassi in medicina galenica.

I pappataci hanno un corpo di dimensioni ridotte (2-3 mm) che è ricoperto, come le ali, da una fitta peluria. In posizione di riposo, le ali sono tenute erette sopra il torace. Altre caratteristiche morfologiche distintive sono le lunghe antenne e zampe, e i due grandi occhi neri ben distanziati fra loro.

Differenze tra maschio e femmine dei pappataci

Maschi e femmine si distinguono facilmente osservando gli ultimi segmenti addominali, dove i maschi mostrano elaborate strutture dette clasper, usate per bloccare le femmine (che ne sono sprovviste) durante l’accoppiamento.

Sia il maschio che la femmina si nutrono di materiale zuccherino di origine vegetale, ma la femmina ha bisogno di effettuare un pasto di sangue per poter deporre le uova (come per le zanzare).  Di giorno i pappataci riposano in ambienti bui, umidi e freschi come cavità di muri o alberi, cantine, e stalle, per evitare il sole e quindi il disseccamento. All’imbrunire e nelle ore notturne diventano attivi, ed è in questo momento che le femmine effettuano il pasto di sangue. Il pasto, diversamente dalle “cugine” zanzare, non è effettuato prelevando il sangue direttamente dal vaso sanguigno con l’apparato boccale, ma provocando una ferita e risucchiando il sangue che ne fuoriesce.

Ogni specie di flebotomo ha preferenze sugli animali da pungere: ad esempio, i pappataci del genere Phlebotomus pungono solitamente mammiferi (cani, bestiame, e anche persone) mentre quelli del genere Sergentomyia si nutrono prevalentemente di sangue di rettil, come gechi e lucertole. Dopo aver prelevato e digerito il sangue, le femmine depositano dalle 30 alle 60 uova in terreni umidi, ricchi di sostanza organica e al riparo dalla luce. Le larve, una volta venute alla luce, si nutrono di tutto ciò che trovano nel substrato e passano attraverso 4 stadi di sviluppo, successivamente ai quali si impupano e divengono insetti alati adulti. L’intero ciclo si sviluppa in 1-2 mesi a seconda della temperatura e dell’abbondanza di cibo utilizzabile dalle larve. 

In Italia sono presenti 8 specie, 7 appartenenti al genere Phlebotomus e 1 al genere Sergentomyia.

 

Importanza igienico-sanitaria

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Leishmania

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I pappataci sono in grado di trasmettere virus, batteri e protozoi di grande interesse igienico-sanitario. I patogeni di maggior importanza sono i protozoi appartenenti al genere Leishmania, trasmessi da circa 165 specie su 800 di pappataci. I pappataci hanno una lunga storia di coevoluzione con Leishmania: ci sono evidenze di cellule simili a Leishmania all’interno di un flebotomo conservato in ambra di 110 milioni di anni fa e tendenzialmente ogni specie di flebotomo è strettamente legata e quindi in grado di trasmettere solamente una o poche specie di Leishmania.

Leishmania è un protozoo imparentato con i tripanosomi, e se ne conoscono circa 60 specie. Sono costituiti da una singola cellula dotata di flagello ed esistono in due forme:

  • promastigote: forma allungata e con flagello, assunta quando i patogeni si replicano all’interno dei pappataci. Vengono trasmessi in tale forma dalle femmine mediante il pasto di sangue.
  • amastigote: forma arrotondata e senza flagello, assunta all’interno dei macrofagi dell’ospite punto.

Circa 20 specie possono causare una malattia chiamata leishmaniosi. La malattia è data dal fatto che il patogeno entra nell’animale tramite la puntura del flebotomo femmina e si replica all’interno di alcune cellule del sistema immunitario (macrofagi) nel luogo della puntura, provocando lesioni cutanee. La malattia può poi evolvere in una fase viscerale se il patogeno raggiunge organi come il fegato. Se non trattata, può risultare fatale. In Italia la leishmaniosi è causata dalla specie Leishmania infantum ed è ora diffusa in tutto il paese, mentre in passato era prevalentemente presente al sud.

Diffusione

Ogni anni si verificano in media 100 casi contando sia la forma cutanea che quella viscerale. Al giorno d’oggi, più di 1 miliardo di persone vive in aree endemiche per la leishmaniosi ed è a rischio di infezione, e ogni anno si verificano più di 1 milione di casi della forma viscerale e circa 30000 nuovi casi della forma cutanea. Nel 2018, 92 paesi risultavano endemici per la forma cutanea di leishmaniosi, mentre 83 per la forma viscerale.

Le specie di pappataci che possono trasmettere Leishmania infantum in Italia sono Phlebotomus perniciosus e Phlebotomus perfiliewi. Phlebotomus papatasi, il più legato agli ambienti umani e facilmente rinvenibile nelle case, dove le femmine eseguono il pasto di sangue, non sembra essere in grado di trasmettere Leishmania infantum.

Nonostante i cani siano da sempre considerati il principale serbatoio di Leishmania infantum, patogena anche per l’uomo, questo protozoo può infettare altri mammiferi, come ad esempio i ratti. Questo è il caso di un episodio importante avvenuto a Barcellona nel 2019, di cui abbiamo scritto un approfondimento su ratti, pappataci e leishmania.

Grafica topi e pappataci che trasmettono la Leishmania, foto presa da https://parasitesandvectors.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13071-022-05309-4#citeas

Grafica topi e pappataci che trasmettono la Leishmania, foto presa da https://parasitesandvectors.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13071-022-05309-4#citeas

Virus e batteri

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Oltre ai protozoi del genere Leishmania, i pappataci possono essere vettori di virus appartenenti al genere Phlebovirus. Questi virus sono divisi in vari ceppi, che causano diverse infezioni come ad esempio la febbre dei pappataci o dei tre giorni (causata da Napoli e Sicilia virus) e la meningite estiva (causata da Toscana virus).

Fuori dall’Italia, i flebotomi sono in grado di trasmettere la stomatite vescicolare in America centrale, causata dal virus Vesciculovirus e l’encefalite da virus Chandipura in India. Inoltre, in America meridionale i pappataci sono vettori del batterio Bartonella bacilliformis, responsabile della malattia di Carriòn.

Metodi di prevenzione e controllo

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Per evitare che i pappataci entrino nei nostri ambienti e possano così pungere persone o animali, bisogna metter in atto alcuni accorgimenti.

Questi insetti mostrano un’avversione per la luce, quindi areare i locali ed esporli quanto più possibile ai raggi del sole può essere considerato un buon metodo deterrente. Essendo poi i pappataci molto piccoli e soggetti ad un veloce disseccamento, limitare l’umidità è un altro efficace metodo di controllo. Le femmine di pappataci sono solite deporre le uova in ambienti ricchi di accumuli di materia organica. Le larve infatti, vivono bene all’interno di tali materiali in quanto possono ricavarne nutrimento e protezione, necessari a compiere con successo le varie fasi del ciclo vitale prima di diventare adulti alati. Eliminare accumuli di materia organica disincentiverà le femmine a deporre le uova nei nostri ambienti. Tali accumuli si possono formare facilmente, ad esempio, nei sottovasi all’interno di giardini.

Per quanto riguarda gli animali domestici, in particolar modo i cani, è utile limitare soggiorni prolungati all’aperto nelle ore crepuscolari, quando i pappataci sono molto attivi. Questo è particolarmente vero durante il periodo di presenza di pappataci adulti, che va generalmente da maggio ad ottobre, ed è una pratica di prevenzione utile anche per le persone.

Sono poi disponibili in commercio diversi collari per cani che rilasciano sostanze repellenti per i pappataci, che possono quindi servire ad evitare il più possibile il contatto cane-insetto.

In caso di avvenuta infestazione, invece, i tecnici di Biosistemi ricorrono ad insetticidi specifici ed a basso impatto ambientale, sia per le persone che per i nostri animali domestici. Importante è poi il monitoraggio dei pappataci, utile a comprendere la dimensione della popolazione infestante, che può essere realizzato mediante trappole luminose o appiccicose.

 

Conclusioni

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Per i servizi di disinfestazione, Biosistemi si avvale solo di tecnici esperti, in gradi di fornire una corretta identificazione delle varie specie insetti. Essere in grado di identificare le varie specie di insetti permette un approccio sostenibile, efficace e sicuro dal punto di vista igienico-sanitario.

Questo è particolarmente vero nel caso specifico dei pappataci, in cui l’identificazione delle varie specie è di fondamentale importanza per valutare il rischio di trasmissione di leishmaniosi. Infatti, solo alcune specie di flebotomi sono considerati vettori di Leishmania, e quindi sono in grado di trasmetterla a persone ed animali, soprattutto cani. Se vuoi saperne di più sulle nostre attività di disinfestazione, puoi consultare questo articolo.