Artropodi ematofagi – i tipi più comuni in Italia

Per ematofagia (dalle parole greche αἷμα haima “sangue” e φαγεῖν phagein “mangiare”) si intende la capacità di alcuni organismi di nutrirsi del sangue di vertebrati. L’ematofagia è diffusa principalmente negli artropodi, perlopiù insetti e aracnidi. Gli artropodi che si nutrono di sangue, sebbene diversi tra loro, sono accomunati dalla presenza di apparati boccali capaci di perforare la cute dei vertebrati (incluso l’uomo) per prelevarne il sangue. Per le femmine di questi animali, il sangue rappresenta un alimento fondamentale, in quanto è indispensabile per la maturazione delle uova.

Esistono circa 14000 specie di artropodi che si nutrono di sangue, ma solamente una manciata di specie rappresentano un pericolo per gli esseri umani e i nostri animali domestici in Italia. Tra gli artropodi ematofagi, quattro gruppi rivestono grande importanza: zanzare, pappataci, zecche e pulci. Vediamo insieme le caratteristiche biologiche e i rischi associati ai rappresentanti di questi gruppi che sono presenti in Italia.

 

 

Zanzare

Le zanzare rappresentano l’insetto ematofago per antonomasia. In realtà non tutti sanno che le zanzare non necessitano per forza del sangue per sopravvivere. Il sangue è necessario alle femmine di zanzara per riuscire a produrre le uova, e i maschi non si nutrono di sangue. Sia i maschi che le femmine di zanzara si nutrono principalmente del nettare delle piante. Le zanzare sono pertanto definiti insetti ematofagi facoltativi, in quanto sopravvivono anche senza nutrirsi di sangue, che, come detto, serve alle femmine esclusivamente per la deposizione delle uova. Va da sé che però, senza sangue, le zanzare non possono quindi riprodursi; il sangue riveste quindi un ruolo di primaria importanza per le zanzare. Le zanzare sono caratterizzate da una fase larvale acquatica e una fase adulta terrestre.

Immagine di una zecca comune che succhia sangue

Zanzara comune

In Italia sono presenti circa una settantina di specie, di cui solo alcune rappresentano un potenziale rischio per la salute degli esseri umani. Tra queste citiamo la zanzara comune (Culex pipiens), vettore del virus West Nile, e la zanzara tigre (Aedes albopictus), che può trasmettere diversi patogeni, tra cui il virus Dengue.

Pappataci

I pappataci, noti anche come flebotomi, sono piccoli ditteri imparentati con le zanzare. Come queste, il sangue è necessario alla femmina per la deposizione delle uova. A differenza delle zanzare, però, le larve dei pappataci sono terricole e non acquatiche. I pappataci sono molto piccoli e il loro volo non produce il caratteristico ronzio tipico invece di quello delle zanzare. Si pensa che il termine pappataci derivi infatti dal fatto che mangiano (pappa-) in silenzio (-taci), non uditi dalla persona o dall’animale che pungono.

 

In Italia ne sono presenti 8 specie, di cui due (Phlebotomus perniciosus e Phlebotomus perfiliewi) sono considerate di interesse sanitario. I pappataci infatti sono noti per il fatto che trasmettono, con la loro puntura, protozoi parassiti appartenenti al genere Leishmania, agenti eziologici della leishmaniosi canina ed umana. Oltre a Leishmania, i pappataci sono in grado di trasmettere anche virus e batteri patogeni.

Zecche

Le zecche sono aracnidi e sono maggiormente imparentate con i ragni che con gli insetti. A differenza delle zanzare, sono ematofagi obbligati. Devono necessariamente alimentarsi di sangue per sopravvivere. Si dividono in due grandi categorie: le zecche dure e le zecche molli.

Le zecche dure sono incluse nella famiglia Ixodidae. Sono caratterizzate dalla presenza di uno scudo dorsale chitinoso rigido, e annoverano tra i loro rappresentanti la zecca dei boschi, nota scientificamente come Ixodes ricinus, e la zecca del cane, nota tra gli scienziati come Riphicephalus sanguineus. Queste zecche sono importanti vettori di agenti patogeni in grado di causare patologie anche gravi nell’uomo. Ad esempio, la zecca dei boschi è il vettore comprovato di un batterio che causa la malattia di Lyme e del virus che causa l’encefalite da zecca.

Zecca comune

Zecca dei boschi

Le zecche molli non presentano lo scudo dorsale rigido, e sono incluse in una famiglia differente, quella degli Argasidae. Sono associate maggiormente agli uccelli, ma occasionalmente possono pungere anche gli esseri umani arrecando danni, anche seri. La puntura della specie più comune, la zecca del piccione (Argas reflexus) è nota, infatti, per provocare problemi che vanno dalle lesioni eritemato-papulose fino allo shock anafilattico.

Pulci

Le pulci sono piccolissimi insetti ematofagi obbligati, come le zecche. Si nutrono del sangue di uccelli e mammiferi e sono note per l’eccezionale capacità di saltare distanze pari a 50 volte la lunghezza del proprio corpo. Le larve sono simili a piccoli vermi e si nutrono di sostanza organica. Oltre ad arrecare fastidio, le punture delle pulci possono veicolare agenti patogeni come batteri e virus. Tristemente famoso è il batterio causa della peste bubbonica, trasmesso proprio dalle pulci all’uomo e presente ancora oggi nelle zone tropicali del pianeta. Alle nostre latitudini, le pulci sono implicate nella trasmissione di batteri del genere Rickettsia.

Conclusioni

Per il contrasto agli artropodi ematofagi, è fondamentale seguire un approccio di disinfestazione professionale. Per questo, affidati a ditte specializzate come Biosistemi. La corretta identificazione della specie di infestante, il monitoraggio continuo e l’adattamento dei piani di controllo in base alle esigenze del cliente sono la chiave per mitigare il rischio sanitario legato alla presenza degli artropodi che si nutrono di sangue.