Articoli del nostro Blog aziendale legato al tema della Disinfestazione e Derattizzazione professionale rivolto a Privati, Condomini e Aziende.

Il legno è un materiale naturale e caldo che porta bellezza e robustezza alle nostre case, ma può anche attirare ospiti indesiderati come i tarli del legno. Mentre questi insetti sono ben noti per i danni che possono causare alle strutture ed esterni in legno, c’è meno chiarezza sul se possano o meno rappresentare una minaccia diretta alla salute umana. In questo articolo, esploreremo se i tarli del legno attaccano l’uomo, indagando sulla verità dietro le affermazioni di “tarli del legno punture” e discutendo i problemi correlati come le “punture acari legno”.

 

 

Tarli del Legno: Una Minaccia per le Strutture, Non per l’Uomo

[ torna al menu ]

I tarli del legno sono insetti che si nutrono di cellulosa, il principale componente del legno. Sebbene possano causare gravi danni strutturali, non ci sono prove che i tarli del legno “attacchino” direttamente gli esseri umani. Le preoccupazioni riguardanti il “tarlo del legno punture” sono infondate poiché questi insetti non sono dotati di meccanismi per pungere o mordere le persone o animali. Quindi, la risposta alla domanda se i tarli del legno attaccano l’uomo, la risposta è no.

Esempio di un possibile mobile oggetto di infestazione da tarli

Bisogna però fare un’altra considerazione, ossia che possono esserci altri piccoli organismi, come gli acari, che vivono nell’ambiente degradato dal legno infestato dai tarli. Questi acari possono talvolta mordere gli esseri umani, causando irritazione o reazioni allergiche. Queste punture possono essere scambiate erroneamente per attacchi di tarli del legno, ma in realtà provengono da altre fonti.

Acari del Legno? Chi sono i colpevoli dietro le punture?

[ torna al menu ]

Tuttavia, i tarli del legno possono essere associati a piccoli parassiti, come gli acari, che possono essere la causa di irritazioni cutanee. Gli “acari del legno punture” possono causare reazioni allergiche simili a punture d’insetto. Questi acari sono spesso trascurati ma possono causare disagio e irritazione cutanea notevole.

Quindi, bisogna fare distinzione tra acari del legno e tarli del legno, per non dare “la colpa” ai tari del legno per eventuali irritazioni o fastidi. Gli acari del legno e i tarli del legno sono due tipi di organismi completamente diversi, ciascuno con caratteristiche, comportamenti e impatti distinti sul loro ambiente. Mentre i tarli del legno hanno un corpo duro, sei zampe e antenne, gli acari del legno sono molto piccoli, spesso a malapena visibili a occhio nudo, e hanno un corpo morbido con otto zampe nelle fasi adulte. Gli acari del legno, sono spesso dei parassiti dei tarli, come nel caso dei Pyemotes vetricosus il quale attacca le larve di moltissimi tarli.

Per trattare questi insetti consigliamo di affidarsi a professionisti della disinfestazione tarli per limitare i rischi dell’infestazione.

Identificare e Gestire le Punture da Acari

[ torna al menu ]

Le “punture acari legno” sono più probabili in ambienti con alta infestazione di tarli. Alcuni acari si nutrono delle muffe che crescono sul legno danneggiato dai tarli, altri sono parassiti obbligati delle larve dei tarli e non esitano a mordere gli umani se disturbati. Riconoscere e trattare in maniera tempestiva queste punture richiede una comprensione delle loro fonti e dei sintomi associati, che possono includere rossore, prurito e piccoli gonfiori sulla pelle.

Nel caso di irritazione o prurito intenso e continuativo consigliamo di recarsi presso un dermatologo esperto al fine di ricevere cure professionali. Inoltre, anche in contesti aziendali, eseguire una disinfestazione da tarli può garantire il benessere dei dipendenti e del personale.

Come Eliminare gli Acari Associati ai Tarli del Legno

[ torna al menu ]

Acari del tarlo come eliminarli tempstivamente? L’intervento di disinfestazione contro gli acari richiede un approccio integrato. Mantenere un ambiente domestico asciutto e ben ventilato è cruciale per prevenire la crescita di muffe e, di conseguenza, ridurre l’attrattiva per gli acari. Assicurati che non ci siano perdite d’acqua da tubi, tetti o finestre, poiché l’umidità contribuisce alla crescita di muffe e funghi, che sono fonti di cibo per gli acari. Se i tarli del legno sono presenti, è necessario trattare o sostituire il legno infestato per eliminare sia i tarli che gli acari. I trattamenti possono includere l’applicazione di pesticidi specifici per tarli del legno e trattamenti termici, a seconda delle dimensioni e della posizione degli oggetti.

In caso di infestazioni gravi, potrebbe essere necessario rivolgersi a professionisti del controllo dei parassiti che possono offrire soluzioni specifiche e sicure per eliminare sia i tarli che gli acari.

Conclusione

[ torna al menu ]

I tarli del legno, di per sé, non rappresentano una minaccia diretta per gli esseri umani poiché non “attaccano” l’uomo. Tuttavia, gli acari associati possono causare irritazioni cutanee che sono spesso scambiate per “tarli del legno punture”. Comprendere la differenza e prendere le misure appropriate per gestire queste piccole creature è essenziale per mantenere sia la nostra salute che le nostre case sicure. Se sospetti di avere un’infestazione di tarli o acari, è consigliabile consultare un esperto per valutazioni e trattamenti adeguati.

I tarli sono piccoli insetti che si nutrono di legno, e rappresentano pertanto una delle principali cause di degrado di tale materiale. Questi insetti, oltre ad attaccare le piante, possono attaccare strutture quali mobili, travi e tetti, rendendo necessarie della azioni di disinfestazione da tarli. Cosa sono questi insetti del legno? Quanti tipi ne esistono? Che danni provocano al legno? Vediamolo insieme in questo articolo.

 

 

Cosa sono i tarli e come riconoscerli

[ torna al menu ]

I tarli sono insetti xilofagi, ovvero che si nutrono di legno. Ne esistono diversi tipi (o specie) appartenenti tutti al gruppo dei coleotteri. Come tutti i coleotteri, i vari tipi di tarlo sono caratterizzati da un ciclo vitale che comprende le forme di larva, pupa ed adulto. Le larve sono di aspetto vermiforme, biancastre e dotate di piccole zampe.  Il loro sviluppo dura anche anni. Gli adulti assomigliano a piccoli scarabei, e posseggono, come tutti i coleotteri, le elitre (ali fortemente indurite).

Quando si parla quindi di insetti del legno, tarli del legno, o semplicemente tarli, il termine si riferisce ad entrambe le forme vitali di larva ed adulto. Le larve e gli adulti sono quindi forme proprie dei tarli, e non sono da considerare specie diverse. È invece errato riferirsi ai tarli come “tarme del legno”, in quanto le tarme appartengono al gruppo dei lepidotteri, che comprende farfalle e falene. Le tarme si nutrono di tessuti (lana, cotone, seta ecc.) ma non di legno.

I tarli del legno sono insetti molto piccoli. Le femmine adulte depongono le piccolissime uova sul legno, generalmente all’interno di fessurazioni. Le larve, una volta fuoriuscite dalle uova, iniziano a scavare gallerie molto profonde all’interno del legno, nutrendosi di cellulosa ed amido. All’interno del legno, le larve si impupano. Dalla pupa uscirà l’adulto di tarlo, che abbandonerà il legno creando i caratteristici fori verso l’esterno. L’adulto così fuoriuscito dal legno si accoppierà, e il ciclo si ripeterà di nuovo. Il materiale rosicchiato (rosume) che si può osservare durante un’infestazione da tarlo è indice del fatto che le larve si stanno nutrendo del legno. I fori presenti sul legno, invece, sono causati dalla fuoriuscita degli adulti dal legno, quindi sono indice di un’infestazione già avvenuta.

 

Che danni causano i tarli e come sapere se ho i tarli in casa?

[ torna al menu ]

I tali possono causare danni strutturali o estetici al legno. Le gallerie che le larve di tarlo scavano all’interno del legno costituiscono un danno strutturale, in quanto il materiale consumato all’interno del legno mina la stabilità della struttura infestata. Il caratteristico rosume (materiale rosicchiato misto ad escrementi delle larve) che cade per esempio dal tetto o si accumula vicino ad un mobile, è il segno principale di un’infestazione in atto. Ciò significa che delle larve di tarlo stanno consumando la struttura all’interno. È necessario quindi intervenire il prima possibile per ridurre i rischi di compromissione della struttura attaccata.

Quando invece riscontriamo la presenza di fori sul legno, questo significa che gli adulti di tarlo sono già usciti dalla struttura attaccata, e che un’infestazione è già avvenuta. Oltre al danno strutturale che le larve di tarlo hanno praticato all’interno della struttura infestata, i fori di sfarfallamento dei tarli adulti rappresentano un danno estetico importante. Dall’analisi del foro di uscita dei tarli si può risalire alla specie, in modo da scegliere il trattamento antitarlo più opportuno. Sia il rosume prodotto dalle larve che le gallerie scavate dagli adulti di tarlo sono eccellenti segni per capire se in casa abbiamo un’infestazione di tarli del legno. Altri segni sono il rumore di rosicchiamento (tipico però solo di alcuni tipi di tarlo) e il ritrovamento dei tarli adulti, tipicamente morti.

 


Scopri i nostri servizi di disinfestazione professionali rivoli a privati, condomini e aziende. Scopri di più.

I tarli sono pericolosi anche per le persone?

[ torna al menu ]

I tarli del legno non costituiscono di per sé un pericolo igienico-sanitario. Quando le infestazioni raggiungo grandi numeri di esemplari di tarlo, può succedere che questi insetti siano a loro volta vittima di infestazione da parte di parassiti, che possono però costituire un pericolo per l’uomo. I principali parassiti dei tarli sono due: gli acari del genere Pyemotes e l’insetto della specie Scleroderma domesticus (imparentato con api e vespe), detto anche “amico degli antiquari”.

Entrambi sono parassiti delle larve dei tarli del legno e possono pungere gli esseri umani. Gli acari causano dermatiti molto fastidiose, mentre Scleroderma è in grado di arrecare dolorose punture con il proprio pungiglione. Questo rischio indiretto legato alla presenza dei tarli rappresenta un’ulteriore ragione per intervenire tempestivamente su un’eventuale infestazione, andando ad eseguire una disinfestazione da tarli anche negli ambienti produttivi, oltre che abitativi..

 

Come prevenire ed eliminare i tarli

[ torna al menu ]

Esistono diverse tipologie di intervento per eliminare i tarli. Il trattamento a microonde consiste nell’aumento di temperatura del legno mediante macchinari che emettono, appunto, microoonde. Questo sistema è efficace, e deve essere utilizzato da personale tecnico ed esperto. Lasciare in vita anche pochi esemplari di tarlo può essere molto pericoloso in quanto una successiva infestazione si potrà verificare. Essendo il ciclo di sviluppo dei tarli del legno molto lungo, alcune zone infestate possono essere trascurate e quindi non trattate. Queste costituiranno la base di partenza per una futura infestazione.

I tarli si possono inoltre combattere anche con il trattamento in atmosfera modificata. La morte dei tarli è causata dall’assenza di ossigeno. Questa condizione è raggiunta mediante l’anossia e viene indotta all’interno di camere pneumatiche appositamente progettate. All’interno di queste camere, vengono collocati gli oggetti infestati per procedere con la disinfestazione. Il trattamento antitarlo è disponibile anche direttamente presso il domicilio del cliente. Questo approccio è particolarmente indicato per trattare oggetti che non possono essere facilmente spostati per la disinfestazione. Un ulteriore metodo è il sistema ad iniezione profonda o MABI. Il trattamento consiste nell’applicare un insetticida all’interno delle gallerie scavate dagli insetti xilofagi nel legno, coprendo l’intera estensione delle stesse. Grazie a questo metodo, le fibre del legno diventano ambienti ostili per molti anni, prevenendo l’insediamento di nuovi insetti che potrebbero essere stati introdotti inconsapevolmente tramite mobili o altri oggetti infestati, i quali cercano nuovi rifugi e fonti di cibo.

Il trattamento con fumigazione è invece vietato dalla legge vista l’elevata tossicità dei gasi efficaci contro i tarli. Come prevenzione si possono applicare prodotti antitarlo sulla superficie delle strutture non infestate, rendendo il legno velenoso per questi insetti. In questo modo, se i tarli proveranno ad infestare una struttura precedentemente trattata, moriranno prima di causare una vera e propria infestazione.

 

Quali e quanti tipi di tarlo esistono?

[ torna al menu ]

Esistono diversi tipi di tarlo, appartenenti a diverse specie. Come detto in precedenza, i tarli sono insetti appartenenti al gruppo dei coleotteri. I diversi tipi di tarlo sono racchiusi in 3 famiglie di tale gruppo, ovvero Anobidi (detti anche Ptinidi), Cerambicidi e Lictidi.

 

Conclusioni

[ torna al menu ]

In questo articolo abbiamo visto insieme cosa sono i tarli, che tipo di danni causano e quali tipologie di controllo si possono mettere in atto. L’identificazione della specie di tarlo che sta causando l’infestazione è cruciale. Biosistemi, per i propri servizi di disinfestazione, è in grado di fornire una corretta identificazione delle varie specie di tarlo, grazie ai suoi tecnici esperti. Essere in grado di identificare le varie specie di tarlo permette un approccio sostenibile, efficace e sicuro dal punto di vista igienico-sanitario. Inoltre, anche la scelta del trattamento antitarlo è fondamentale per debellare un’infestazione da tarlo del legno. Se vuoi saperne di più sulle nostre attività di disinfestazione, puoi consultare questo articolo.

 

Le zecche sono artropodi, come gli insetti e i ragni. Sono parassiti molto importanti dal punto di vista sanitario, in quanto nutrendosi del sangue dei propri ospiti, possono trasmettere diverse zoonosi. Per zoonosi si intende una patologia trasmissibile da un animale all’uomo. Le zecche rappresentano degli importanti vettori di numerosi virus, batteri, e protozoi, in grado di determinare l’insorgenza di malattie, che possono rivelarsi anche gravi. In questo articolo, analizzeremo insieme cosa sono le zecche, cosa sono le zoonosi e faremo una panoramica delle principali malattie che questi aracnidi possono trasmettere all’uomo e agli animali domestici.

 

 

1) Identikit delle Zecche

[ torna al menu ]

Le zecche sono artropodi appartenenti alla classe degli aracnidi, diffuse in tutto il mondo. Imparentate con ragni e scorpioni, come questi animali posseggono 8 zampe e dispongono di cheliceri, appendici mandibolari tipiche degli aracnidi. Esistono circa 900 specie di zecche, di cui 36 specie, raccolte in 7 generi, si possono incontrare in Italia. Il ciclo biologico di questi animali si sviluppa attraverso 4 stadi, ovvero uovo, larva, ninfa, e adulto. Le zecche passano di stadio in stadio in seguito all’effettuazione di un pasto di sangue. Le zecche sono infatti degli ectoparassiti di mammiferi, uccelli, rettili ed anfibi, da cui succhiano il sangue per nutrirsi. Questo fatto rende le zecche degli animali importanti dal punto di vista sanitario in quanto possono trasmettere numerose malattie infettive. Le zecche non sono in grado di saltare né di volare, e per entrare in contatto con gli animali da parassitare si posizionano sugli steli di piante ed arbusti, aggrappandosi agli animali di passaggio quando questi entrano in contatto con le piante su cui stazionano.

2) Cosa si intende per zoonosi, serbatoio, patogeno e vettore?

[ torna al menu ]

Le malattie che gli animali, e quindi anche le zecche, possono trasmettere all’uomo vengono definite zoonosi. Le zecche sono importanti vettori di queste malattie. Per vettore si intende un animale, solitamente un artropode che si nutre di sangue (ad esempio una zanzara, o, appunto, una zecca) che, pungendo il proprio ospite per succhiarne il sangue, gli trasmette l’agente patogeno che determinerà poi l’insorgenza della malattia. L’agente patogeno è definito come l’agente causale della malattia, e viene chiamato anche agente eziologico. Il vettore, però da dove acquisisce l’agente eziologico? In alcune specie animali, un patogeno può riprodursi e aumentare di molto a livello numerico, senza generalmente (ma non sempre) però causare sintomi significativi. Una specie animale che ospita grandi numeri di un patogeno viene detta serbatoio di tale patogeno. Roditori, ungulati, volpi e lepri sono rappresentano i principali serbatoi delle malattie trasmesse dalle zecche.

3) Quali sono le principali malattie trasmesse dalle zecche e che rischi comportano per l’uomo?

[ torna al menu ]

Le zecche sono vettori di numerose patologie che possono mostrare anche gravi sintomi o addirittura risultare fatali per gli esseri umani e per gli animali domestici. Vediamo insieme le più rilevanti nel nostro Paese.

Encefalite da zecche 

Le zecche della famiglia Ixodidae sono i vettori di questa zoonosi, il cui agente eziologico è il virus dell’encefalite da zecche. Varie specie di topi e ratti, specialmente selvatiche, fungono da serbatoio per questo virus. Negli esseri umani, la malattia è caratterizzata da due fasi e può culminare in meningite, encefalite o meningoencefalite, arrivando a determinare la morte nell’1-2% dei casi.

Già presente nei paesi dell’Europa centrale e settentrionale, in Italia la patologia è stata diagnosticata per la prima volta nel 1994 in provincia di Belluno. Ad oggi, la malattia è diffusa in Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli e Lombardia. Esiste un vaccino, registrato in Italia con procedura di mutuo riconoscimento comunitario, in commercio nel nostro Paese dal 2006.

Malattia di Lyme

La malattia di Lyme o borreliosi è una patologia causata dal batterio Borrelia burgdorferi, trasmessa all’uomo da zecche infette. Varie specie di topi e ratti possono fungere da serbatoio per il batterio.

I sintomi iniziali della patologia consistono in infiammazione e comparsa di un eritema migrante, per poi evolversi, se la patologia non è sottoposta a trattamento, in artriti e problematiche al sistema nervoso e cardiocircolatorio. Nel nostro Paese la malattia è diffusa principalmente nella parte settentrionale, e il periodo in cui è presente il maggiore rischio di infezione è rappresentato dalla primavera e dall’autunno.

Febbre bottonosa del Mediterraneo

La febbre bottonosa del Mediterraneo appartiene all’insieme di malattie note come Rickettsiosi, ovvero febbri esantematiche il cui agenti eziologici sono i batteri del genere Rickettsia. La febbre bottonosa del Mediterraneo è causata dal batterio Rickettsia conorii (ma anche da altre specie) ed è caratterizzata da una sintomatologia simile a quella dell’influenza e dalla comparsa di papule sul corpo, pianta dei piedi e palmi delle mani comprese. La malattia è fatale nel 3% dei casi circa e le persone più a rischio sono quelle già dotate di condizioni di salute precarie. Rhipicephalus sanguineus, la zecca del cane, è il principale vettore delle Rickettsie che causano questa malattia.

Febbre ricorrente da zecche

Questa malattia è chiamata anche borreliosi ricorrente, in quanto l’agente eziologico è rappresentato da batteri del genere Borrelia. La febbre ricorrente da zecche è caratterizzata da sintomi simil-influenzali, con ricadute ogni 1-10 giorni; la letalità è bassa nei paesi di clima temperato ma raggiunge il 30% nel Medio Oriente. Una forma simile di malattia, veicolata dai pidocchi, è presente in alcune zone dell’Asia, in Africa ed in America del Sud. In Italia, casi sono stati segnalati nella provincia autonoma di Trento, in Friuli-Venezia Giulia, e in Puglia.

Tularemia

L’agente eziologico della Tularemia è il batterio Francisella tularensis. La patologia si può contrarre consumando carne poco cotta di animali infetti (es. lepri) oppure venendo punti da diversi artropodi, tra cui zecche. La tularemia si presenta spesso, ma non sempre, con un’ulcera localizzata nel luogo di ingresso del batterio, e si può presentare in diverse forme, quali cutanea o ulcero-ghiandolare, ghiandolare, oculo-ghiandolare, gastrointestinale, polmonare, setticemica o tifoidea. Le forme di tularemia che si verificano in seguito alla puntura di una zecca infetta sono quelle cutanee o ghiandolari. I sintomi includono il rigonfiamento doloroso dei linfonodi, febbre, malessere e possibilità di ulcerazione nel punto di ingresso del patogeno. La letalità va dal 15 al 30% nelle forme polmonari o tifoidee che non ricevono trattamento. In Italia sono stati riportati pochi casi di tularemia.

4) Come posso limitare e prevenire i rischi di farmi pungere da una zecca?

[ torna al menu ]

In caso di escursioni in ambienti dove esiste il rischio di essere parassitati da una zecca, è buona norma mettere in atto una serie di accorgimenti. E’ meglio evitare di entrare in contatto con gli steli di erba a bordo sentiero o di entrare in zone di erba alta. E’ opportuno indossare pantaloni lunghi e maglie a maniche lunghe in modo da impedire alle zecche di pungere, e gli indumenti dovrebbero essere di colore chiaro, per permetterci di individuare le zecche che eventualmente si sono attaccate. Sugli animali domestici come cani e gatti, è buona pratica effettuare il trattamento con gli appositi prodotti repellenti. A fine escursione, controllarsi per la presenza di zecche, scuotere gli indumenti utilizzati prima di rientrare in casa, e poi lavarli.

 

5) Mi sono ritrovato una zecca addosso, cosa faccio?

[ torna al menu ]

In caso di ritrovamento di una zecca, questa deve essere rimossa il più velocemente possibile per limitare il rischio di un’eventuale infezione. Questo perché la trasmissione di patogeni da parte delle zecche dipende dal tempo in cui rimane ancorata al corpo dell’ospite per alimentarsi, infatti solamente dopo alcune ore questa può rigurgitare eventuali patogeni.

Per rimuovere una zecca affondata nella nostra pelle, bisogna afferrarla con una pinzetta nel punto più vicino alla superficie della pelle. Una volta afferrata, questa va tirata cercando di ruotare leggermente le pinzette. In ogni caso, in farmacia si possono trovare estrattori commerciali di zecche, oppure ci si può rivolgere al medico di fiducia per la rimozione del parassita.

La zecca va maneggiata con guanti e non a mani nude, per evitare di venire in contatto con eventuali patogeni presenti. Una volta estratta, sarebbe ottimale conservare la zecca in etanolo diluito al 70% per permettere ad uno specialista un’identificazione morfologica e, in caso di insorgenza di sintomi nella persona punta, per ricercare agenti patogeni nel parassita. Il punto in cui la zecca si è ancorata va poi disinfettato. In caso di sintomi successivamente ad una puntura di zecca o alla frequentazione di un’area dove le zecche sono presenti, è bene contattare il proprio medico di fiducia.

Per rimuovere la zecca, non bisogna invece assolutamente applicarvi oli, grassi, alcol, benzina, ammoniaca, fumo di sigaretta, e oggetti arroventati! Questo comporterebbe solamente una forte fonte di stress per la zecca, che verrebbe stimolata a rigurgitare più materiale, aumentando quindi il rischio di contrarre un’infezione. 

 

6) Conclusioni

[ torna al menu ]

Per i servizi di disinfestazione, Biosistemi si avvale solo di tecnici esperti, in gradi di fornire una corretta identificazione delle varie specie di invertebrati infestanti, come le zecche. Essere in grado di identificare le varie specie di invertebrati permette un approccio sostenibile, efficace e sicuro dal punto di vista igienico-sanitario. Se vuoi saperne di più sulle nostre attività di disinfestazione, puoi consultare questo articolo.

 

I ragni, con le loro oltre 51000 specie distribuite in ben 136 famiglie, hanno conquistato praticamente tutto il pianeta e si rinvengono in un vastissimo insieme di habitat.

Questi aracnidi vivono in deserti, foreste pluviali, aree montuose, praterie, e anche nelle nostre abitazioni. Alcune specie si sono adattate bene alla vita negli ambienti di origine umana, e per questo vengono dette sinantropiche (dal Greco “syn-”, “insieme” ed “anthropos”, “uomo”). Le specie sinantropiche si rinvengono normalmente in natura in ambienti simili a quelli offerti dalle case, ad esempio in grotte e sotto la corteccia degli alberi. Negli ambienti di origine antropica come case, locali commerciali e giardini, esse prosperano vista l’assenza o la limitata presenza di predatori naturali, l’abbondanza di prede (es. insetti), le temperature più miti, e la possibilità di ripararsi dagli agenti atmosferici. Nonostante godano di una pessima fama (leggi qui il nostro articolo sui miti da sfatare dei ragni) i ragni sono creature miti e schive, e solo poche specie rappresentano una minaccia per l’uomo.

Scopriamo insieme in questo articolo quali sono le specie di ragni più diffusi all’interno delle nostre abitazioni e dei nostri giardini, e impariamo a riconoscerle.

 

1) Ragni Ballerini – famiglia Pholcidae

[ torna al menu ]

Questi ragni sono i più diffusi nelle abitazioni. Il nome di questa famiglia di aracnidi deriva dall’antico greco “pholkós”, ovvero “dalle gambe storte”, in relazione alla tipica conformazione delle zampe di questi animali. Infatti, le zampe dei Pholcidae sono lunghissime e frequentemente tenute ripiegate.

holocnemus pluchei sospeso sulla propria ragnatela vicino alla finestra di un’abitazione.

Questi ragni, assolutamente innocui per l’uomo, dimorano sulle proprie ragnatele di forma irregolare, che vengono tessute negli angoli delle pareti in luoghi come bagni, cantine e soffitte, dove possono trovare riparo. I ragni appartenenti a questa famiglia sono noti con moltissimi nomi comuni, tra i quali possiamo citare “ragni gambalunga” e “ragni ballerini”. Quest’ultimo nomignolo si origina dal fatto che, se disturbati mentre sono sulla ragnatela, questi ragni iniziano a vibrare fortemente per confondere il disturbatore. Se la tecnica non funziona, si calano dalla ragnatela per fuggire con le lunghe zampe, che gli conferiscono un’andatura molto goffa. Inoltre, nel nostro articolo dedicato sui ragni ballerini e sulla loro differenza con gli opilioni, troverete maggiori dettagli su questi ragni e su come distinguerli dagli altri ragni.

In Italia sono presenti nelle abitazioni 3 specie: Pholcus phalangioides, Holocnemus pluchei, e Spermophora senoculata.

Quanto sono grandi? Corpo 2-10 mm; zampe fino a 3 cm

Dove si trovano? In casa, negli angoli dei muri e delle pareti di locali bui, non disturbati e caratterizzati da buona umidità quali bagni, cantine e soffitte.

Come li riconosco? Zampe lunghissime, movimenti goffi al di fuori della propria ragnatela, caratteristico “ballo” se disturbati sulla ragnatela.

2) Ragno Crociato – Araneus diadematus

[ torna al menu ]

Questa specie  rappresenta forse il ragno per antonomasia. Araneus diadematus è una specie molto comune appartenente alla famiglia Araneidae, i cui membri tessono le famose ragnatele orbicolari.

Esemplare di Araneus diadematus sulla sua caratteristica ragnatela orbicolare

Facilissimo da rinvenire nei giardini, trascorre la propria vita sulla ragnatela, che è una trappola mortale per mosche, api, vespe, e altri insetti volanti che vi rimangono intrappolati venendo poi consumati dal ragno. Il nome comune di ragno crociato deriva dai caratteristici segni bianchi sulla parte dorsale dell’addome.

Quanto è grande? 1-2 cm.

Dove si trova? Boschi e giardini, molto comune.

Come lo riconosco? Colore bruno-aranciato, segni bianchi a forma di croce sulla parte dorsale dell’addome, ragnatela orbicolare.

3) Ragni delle case – genere Tegenaria

[ torna al menu ]

I ragni appartenenti al genere Tegenaria sono comunemente detti ragni delle case per la loro facilità di rinvenimento nelle nostre abitazioni. Appartenenti alla famiglia Agelenidae, in Italia sono presenti una ventina di specie di questo genere di ragni. Caratteristica peculiare è quella di costruire,  grazie alle prominenti filiere, ragnatele a lenzuolo dotate da un’estremità tubulare, all’interno della quale il ragno si rifugia.

Esemplare di Tegenaria sulla propria ragnatela. Nella foto a sinistra si notano le grandi filiere in fondo all’addome e in quella a destra i cheliceri.

Le femmine sono facilmente rinvenibili all’interno di tali ragnatele, mentre i maschi si possono trovare mentre errano per la casa alla ricerca di una compagna. Sono ragni che non passano di certo inosservati: Tegenaria parietina può raggiungerei i 10 cm di dimensioni considerando le zampe distese completamente. Nonostante le grandi dimensioni non sono pericolosi per l’uomo. 

Quanto sono grandi? 2 cm di corpo, fino a 10 cm con zampe distese.

Dove si trovano? Soffitte e cantine, nelle loro ragnatele a lenzuolo.

Come li riconosco? Grandi dimensioni, ragnatele a lenzuolo.

4) Falsa licosa – Zoropsis spinimana

[ torna al menu ]

I ragni del genere Zoropsis vengono dette false licose per la somiglianza ai ragni lupo, appartenenti alla famiglia Lycosidae. Questi ragni costituiscono però una famiglia a sé stante, gli Zoropsidae. In Italia sono presenti 3 specie: Zoropsis spinimana, Zoropsis oertzeni e Zoropsis media, di cui Z. spinimana è la più comune.

Zoropsis spinimana fotografato su un muro all’interno di un giardino

Questo ragno è molto vistoso, caratterizzato da un colore marrone con disegni scuri su corpo e zampe. E’ un grandissimo arrampicatore, in grado di scalare anche pareti lisce, e preferisce luoghi alti rispetto al suolo. Sebbene sia dotato di grandi cheliceri, il suo morso non è di rilevanza medica per l’uomo.

Quanto è grande? 1.3-1.7 cm.

Dove si trova? Errante in case e giardini

Come lo riconosco? Grandi dimensioni, caratteristici disegni scuri su sfondo marrone.

5) Falsa Tarantola – Hogna radiata

[ torna al menu ]

Hogna radiata è un ragno appartenente alla famiglia Lycosidae, i cui rappresentati vengono detti ragni lupo. Come un lupo, del resto, questo ragno è un cacciatore errante e cattura le proprie prede attaccandole al suolo, e non sfrutta una ragnatela come fanno altri ragni.

Hogna radiata fotografata mentre si muove su un prato (sinistra) e con dei piccoli sull’addome (destra).

Il nome comune di falsa tarantola deriva dalla somiglianza con un suo “cugino” più famoso, Lycosa tarantula, rinvenibile nelle regioni del centro-sud Italia. Come altri licosidi, questa specie è attiva al tramonto e nelle ore notturne, dove girovaga per trovare delle prede. Di giorno invece riposa sotto rocce o altri oggetti. Nonostante l’aspetto minaccioso dato anche dalle grandi dimensioni, questo ragno è innocuo per l’uomo. Le femmine di questa specie, come in altre specie di ragni quali il ragno lupo, trasportano l’ovisacco (seta che racchiude le uova) sotto l’addome, e quando i piccoli vengono alla luce, questi vengono trasportati dalla madre sull’addome per i primi giorni di vita.

Quanto è grande? Da 1.8 a 3 cm.

Dove si trova? In giardini, di notte errando a caccia, di giorno sotto pietre o altri oggetti.

Come lo riconosco? Grandi dimensioni, assenza di ragnatela, segni sul cefalotorace, femmine che possono trasportare ovisacco o prole.

6) False vedove nere – genere Steatoda

[ torna al menu ]

I ragni del genere Steatoda devono il proprio nome comune alla somiglianza con le famigerate vedove nere, appartenenti al genere Latrodectus. Infatti questi ragni hanno addome globoso e tessono ragnatele irregolari, e appartengono alla stessa famiglia delle vedove nere (Theridiidae).

Steatoda triangulosa fotografato (ingrandito) allo stereomicroscopio.

A differenza delle vedove nere, però, i ragni appartenenti al genere Steatoda non costituiscono un pericolo per gli esseri umani. In Italia ne sono presenti 8 specie, e le più comuni nelle case sono Steatoda grossa e Steatoda triangulosa. Nelle nostre case dimorano in ambienti indisturbati, ad esempio dietro ai mobili, nelle cantine e nei garage.

Quanto sono grandi? 4-10 mm di corpo.

Dove si trovano? In case, dietro a mobili e in ambienti poco disturbati.

Come le riconosco? Addome globoso e piccole dimensioni.

7) Ragni del sacco giallo – genere Cheiracantium

[ torna al menu ]

In Italia sono presenti 17 specie appartenenti al genere Cheiracantium, incluse nella famiglia Cheiracantiidae. Questi ragni sono caratterizzati da una colorazione pallida, dal giallo al verdognolo passando per il beige. Il loro nome comune deriva dall’abitudine di tessere un bozzolo di tela in cui si rifugiano.

Ragno del genere Cheiracantium fotografato di notte mentre si arrampica su un muro nei pressi di un’abitazione.

La specie più “famosa” è Cheiracantium punctorium, i cui caratteristici cheliceri di grandi dimensioni lo rendono uno dei ragni più appariscenti del nostro Paese. Generalmente però le varie specie di Cheiracantium sono molto simili e la loro identificazione viene effettuata da uno specialista al microscopio. In ogni caso, alcune specie di Cheiracantium si rinvengono comunemente nelle case, dove si riparano. Nonostante si siano verificati rari casi di complicazioni, poi risoltesi, in seguito al morso di questi ragni, essi vengono considerati non pericolosi per l’uomo.

Quanto sono grandi? 7-11 mm.

Dove si trovano? Nelle case, erranti oppure a riposo nel loro caratteristico sacco sericeo.

Come li riconosco? Colore pallido, dal beige al verde. Riconoscimento delle specie solamente al microscopio.

8) Ragno violino – Loxosceles rufescens

[ torna al menu ]

Loxosceles rufescens, noto comunemente come ragno violino per la caratteristica macchia sul cefalotorace, è una delle due specie di ragno più diffusa e di rilevanza medica che si possono incontrare nel nostro Paese. A dispetto di quanto viene riportato dai media, soprattutto online, non è un ragno pericoloso: morde raramente e gli effetti del suo eventuale morso sono lievi.

Esemplare di Loxosceles rufescens rinvenuto in una casa.

In una minoranza di casi può causare una condizione detta “loxoscelismo”, dagli effetti rilevanti dal punto di vista medico, che tuttavia si risolvono completamente nel giro di poche settimane in seguito a cure adeguate. Non esistono comunque casi documentati di morte conseguenti ad un morso di ragno violino. Nonostante si possa rinvenire nelle nostre abitazioni, è estremamente schivo e timido, e per nulla aggressivo. Se vuoi saperne di più su questo ragno, consulta il nostro articolo di approfondimento dedicato a questa specie.

Quanto è grande? Corpo 7-8 mm.

Dove si trova? Ambienti riparati e poco disturbati (es. cantine e ripostigli), all’interno di indumenti lasciati molto tempo per terra.

Come lo riconosco? Caratteristica macchia a forma di violino sul cefalotorace; 6 occhi disposti in 3 coppie ben separate.

9) Altri piccoli ragni delle abitazioni

[ torna al menu ]

All’interno delle nostre case possiamo poi trovare, oltre alle 8 specie sopracitate, tante altre specie di ragni dalle abitudini più schive e caratterizzati da piccole dimensioni. Per queste ragioni, possono spesso passare inosservati.

A sinistra, un esemplare di Filistata insidiatrix; a destra, un esemplare di Pritha parva. Entrambi i ragni sono stati fotografati allo stereomicroscopio.

E’ il caso ad esempio dei rappresentanti della famiglia Filistatidae come Filistata insidiatrix (maschi 7 mm; femmine 1.4 cm) e Pritha parva (3mm), che vivono tra le fessure dei muri, dove tessono una disordinata ragnatela per catturare le proprie prede.

Un ragno del genere Scytodes osservato e fotografato allo stereomicroscopio

Possiamo incontrare, se facciamo attenzione, anche piccoli ragni con abitudini particolari ed affascinanti. Ad esempio, il cosiddetti “ragni sputatori”, appartenenti al genere Scytodes (femmine 7-8 mm di corpo; maschi meno di 5 mm), vagano per le nostre case di notte alla ricerca delle proprie prede, i pesciolini d’argento. La loro tecnica di caccia è veramente peculiare: questi ragni infatti spruzzano sulle proprie prede una sostanza collosa che diventa dura a contatto con l’aria, imprigionando il malcapitato insetto. 

Altre specie di ragni molto comuni nelle nostre abitazioni ma difficilmente individuabili viste le trascurabili dimensioni sono quelle appartenenti al genere Oecobius. Ragni quasi impossibili da vedere (sono più picoli di 2 mm!) dimorano negli anfratti delle pareti. Anche in questi ragni, la tecnica di caccia è degna di nota. Infatti, questi piccolissimi ragni riescono a cacciare prede anche molto più grandi di essi, correndovi intorno e “legandole” con la propria tela, per poi consumarle una volta intrappolate ed incapaci di fuggire.

Macrofotografia di un ragno del genere Oecobius mentre riposa all’interno di una fessura di una finestra.

Conclusioni

[ torna al menu ]

Come abbiamo visto in questo articolo, la presenza di ragni in casa e i giardino è del tutto normale. Nel nostro Paese, l’unica specie sinantropica di rilevanza medica è il ragno violino, che comunque non costituisce nessuna emergenza sanitaria. I ragni sono predatori naturali di insetti, e la loro presenza in casa è vantaggiosa per ridurne la popolazione. Inoltre, i ragni sono creature tendenzialmente schive e timide, e non entreranno mai in contatto volontariamente con gli esseri umani o con gli animali domestici presenti in casa.

Il verificarsi di un’infestazione vera e propria da parte dei ragni è poi un evento molto raro, quindi non c’è nulla da temere. In ogni caso, conoscere le principali specie di ragno che vivono in associazione con noi ci può essere utile, ad esempio, per sapere riconoscere il ragno violino, unica specie potenzialmente pericolosa. Biosistemi, per i propri servizi di disinfestazione, è in grado di fornire una corretta identificazione delle varie specie di ragno, grazie ai suoi tecnici esperti. Essere in grado di identificare le varie specie di ragno permette un approccio sostenibile, efficace e sicuro dal punto di vista igienico-sanitario. La corretta identificazione del ragno violino è cruciale per individuare i luoghi dove effettuare gli eventuali trattamenti di disinfestazione e permettere così una risoluzione dell’infestazione. Se vuoi saperne di più sulle nostre attività di disinfestazione, puoi consultare questo articolo.

 

Autore – Alessandro Alvaro

Questo articolo nasce dalla collaborazione con Alessandro Alvaro, Studente di Dottorato in Scienze Ambientali presso l’Università degli Studi di Milano.

Di seguito alcuni suoi riferimenti utili: